|
Me lo ha chiesto una lettrice qualche settimana fa. La risposta che aveva trovato su una rivista per consumatori era netta: il cocco è quasi tutto grasso saturo, i grassi saturi sono legati al colesterolo e alle malattie del cuore, quindi attenzione. Con un titolo che lo dipingeva peggio del burro.
Ho letto quella pagina due volte. Perché nel mio lavoro sento dire tutto e il contrario di tutto sull'olio di cocco: c'è chi lo chiama veleno e chi lo chiama superfood, chi lo mette nel caffè per "bruciare grassi" e chi lo evita come la peste. In mezzo, una persona che vorrebbe solo sapere cosa metterci nella padella.
0 Commenti
Brindisi e consapevolezza, con o senza alcol
C'è l'aperitivo del venerdì, la cena a due con la bottiglia stappata apposta, il brindisi di un anniversario, il bicchiere tranquillo dopo cena sul divano. Bere, per la maggior parte di noi, non è un problema: è un piccolo piacere intrecciato ai momenti belli.
E proprio per questo quello che sto per dirti è un po' scomodo — da dire e, lo so bene, da ascoltare: la scienza di oggi è ormai concorde nel dire che l'alcol, anche in piccole quantità, non ci fa bene. Non solo «tra vent'anni», ma già su come dormiamo stanotte e su come ci sentiamo domani. La buona notizia, però, è grande: si può festeggiare lo stesso, senza rinunce e senza danni. Ti racconto come.
Ti è mai capitato di mettere nel carrello un sacchetto di insalata "da coltivazioni sostenibili", una pasta "di grano intero" e uno yogurt "con postbiotici", e di uscire dal supermercato con la sensazione di aver fatto la spesa giusta? È una sensazione bellissima — e completamente comprensibile. Il problema è che, sempre più spesso, quelle parole sul fronte della confezione non descrivono il cibo che hai in mano: descrivono una virtù che nessuno ha ancora definito.
Basta sedersi a tavola con amici o parenti e, prima o poi, il colesterolo entra nella conversazione. C'è chi ha appena iniziato la statina, chi ha cambiato alimentazione da capo a piedi, chi ha deciso di non fare nulla. E ognuno con la sua certezza: "a me il dottore ha tolto i formaggi", "io gli zuccheri non li tocco più", "io mangio di tutto, ma faccio tanto sport", "tanto il mio è genetico".
Quello che colpisce è quanta confusione ci sia ancora intorno a una parola che sentiamo nominare di continuo. E quante persone, dopo mesi di rinunce — via le uova, via i formaggi, via il burro — si ritrovino con gli stessi numeri di prima. "Mangio sano, ma niente da fare." C'è una ragione precisa per cui succede. E ha poco a che fare con il colesterolo che mettiamo nel piatto.
Il tofu è uno di quegli alimenti che dividono: c'è chi lo ama da anni e chi, dopo un assaggio insipido, ha deciso che «non fa per me». Eppure il problema, quasi sempre, non è il tofu — è il modo in cui lo trattiamo.
E poi ci sono i dubbi che lo accompagnano da sempre: fa male alla tiroide? E al seno? Serve davvero in menopausa? La ricerca degli ultimi anni ha risposte più nitide di quanto si creda. Scopriamole insieme — e vediamo, soprattutto, come trasformare quel panetto bianco in un piatto che hai voglia di rifare.
L’indice glicemico non serve a dividere gli alimenti in “buoni” e “cattivi”.
Serve a capire quanto rapidamente un alimento ricco di carboidrati può far salire la glicemia dopo il pasto. Ma da solo non basta: conta anche la quantità consumata, la presenza di fibre, proteine e grassi, il metodo di cottura, il raffreddamento e perfino l’abbinamento con altri ingredienti. Per questo il riso bianco non si comporta come i legumi, e la pasta raffreddata può avere un impatto diverso rispetto a quella appena scolata. Capire l’indice glicemico significa usare meglio i carboidrati, non eliminarli.
Aprire il frigorifero è uno dei gesti più frequenti della giornata. È uno di quei momenti in cui ci capita di avere dubbi: quel pacco di affettati aperto due giorni fa si può ancora mangiare? Lo yogurt scaduto ieri va davvero buttato? Il pesce comprato stamattina dura davvero solo 24 ore?
Ma ci sono altri momenti in cui non ci facciamo nemmeno la domanda. La mozzarella tenuta a temperatura ambiente per qualche ora "tanto è una mozzarella, che vuoi che succeda." La muffa sulla marmellata che togliamo "sotto è ancora buono." Le uova lasciate sullo sportello del frigorifero perché "si è sempre fatto così." Il latte che resta sul ripiano della cucina mentre prepariamo la colazione. Sono i nostri gesti più automatici. E proprio per questo, spesso, i più rischiosi.
Quando è stata l'ultima volta che hai mangiato una fragola con il sapore vero della fragola? Una di quelle piccole, magari un po' irregolari, che profumano già dal cestino? Per molte persone la risposta è: tanto tempo fa. La grande distribuzione ci ha abituati a un'idea di abbondanza che dura tutto l'anno — fragole a febbraio, pesche a Natale, zucchine a gennaio — e questo ha avuto un effetto curioso: abbiamo perso il senso delle stagioni, insieme al sapore vero dei prodotti.
Eppure scegliere frutta e verdura di stagione resta una delle azioni più semplici e potenti che possiamo fare al carrello della spesa: nutre meglio, costa meno, inquina meno, alimenta una flora intestinale più varia. In questo articolo trovi il calendario stagionale completo, stagione per stagione, mese per mese: tabelle pratiche da consultare prima di andare al supermercato o al mercato, con tutti i prodotti italiani di stagione e i consigli per fare una spesa davvero consapevole. Stagione per stagione: primavera (asparagi, carciofi, fragole), estate (pomodori, melanzane, anguria), autunno (zucca, uva, castagne), inverno (agrumi, crucifere, carciofi). Più strategie pratiche per orientarsi al supermercato e per estendere la stagionalità con il congelatore. |







