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alla scoperta dell'istamina, le cose da sapere per una alimentazione sicura

5/3/2024

 
​L'istamina gioca un ruolo cruciale nel nostro organismo, essendo coinvolta in molteplici processi vitali come la risposta immunitaria, la digestione e la trasmissione dei segnali nervosi. Ma cosa succede quando i livelli di questa sostanza diventano troppo elevati? In questo articolo cercheremo di conoscere meglio il ruolo positivo dell'istamina endogena e quando essa invece può diventare pericolosa per la nostra salute se assunta in eccesso attraverso l'alimentazione.
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Cos'è l'istamina

Nel vasto ecosistema del nostro organismo, l'istamina svolge ruoli cruciali che vanno ben oltre le reazioni allergiche. Questa sostanza, un vero e proprio jolly biochimico, è coinvolta in processi fondamentali come le risposte immunitarie, la regolazione della secrezione gastrica e la trasmissione dei segnali nel sistema nervoso.

Il nostro corpo produce l'istamina. Questa sostanza si forma principalmente in alcune cellule del sistema immunitario, come i basofili e i mastociti, ma anche in altre parti del corpo, come lo stomaco e i linfonodi. L'istamina si crea trasformando l'istidina, un tipo di amminoacido, grazie all'azione di un enzima chiamato L-istidina decarbossilasi.

Il corpo normalmente regola i livelli di istamina attraverso enzimi specifici, come la diammina ossidasi (DAO), che la degradano e ne mantengono i giusti livelli nel nostro organismo.

quando l'istamina diventa un problema

​Il DAO agisce come un enzima essenziale nel nostro sistema digestivo, con il compito specifico di degradare l'istamina presente negli alimenti. Questo processo impedisce che livelli eccessivi di istamina entrino nel flusso sanguigno, mantenendo così l'equilibrio e prevenendo i sintomi associati all'intolleranza all'istamina.

Quando funziona a pieno regime, esso neutralizza efficacemente l'istamina derivante dalla dieta, consentendo al nostro corpo di mantenere l'omeostasi.

Tuttavia, quando l'attività del DAO è compromessa, per motivi genetici, malattie, o interazioni farmacologiche, l'istamina può accumularsi, provocando una varietà di sintomi fastidiosi e talvolta debilitanti simili a quelli delle allergie, come eruzioni cutanee, disturbi gastrointestinali, mal di testa e in casi gravi, condizioni più serie come l'intolleranza all'istamina.
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Tuttavia, una carenza di questi enzimi o un'eccessiva assunzione di istamina attraverso la dieta può portare a un accumulo nel corpo di istamina.

L'intolleranza si manifesta quando il corpo accumula più istamina di quanto possa efficientemente elaborare, causando sintomi che possono mimare le allergie alimentari, inclusi ma non limitati a mal di testa, disturbi digestivi, eruzioni cutanee e affaticamento.

​A differenza delle allergie alimentari vere e proprie, che sono mediate dal sistema immunitario, l'intolleranza all'istamina è più direttamente collegata all'incapacità di metabolizzare quella assunta con la dieta.

gestire l'intolleranza all'istamina

La gestione dell'intolleranza all'istamina inizia spesso con la dieta, limitando gli alimenti ad alto contenuto di istamina come i formaggi stagionati, i prodotti fermentati, il pesce conservato e alcune varietà di frutta e verdura.

Per confermare la presenza di intolleranza all'istamina, è consigliabile sottoporsi al DAO test più istamina, un'analisi che valuta l'attività dell'enzima diamino ossidasi (DAO) e i livelli di istamina nel sangue.

​L'integrazione con l'enzima DAO prima dei pasti può offrire sollievo a chi soffre di sintomi legati all'intolleranza all'istamina. Inoltre, strategie come il miglioramento della salute intestinale, attraverso la dieta e l'integrazione con prebiotici come l'amido di patate resistente, possono ridurre l'istamina endogena e sostenere il metabolismo dell'istamina.

amidi resistenti e istamina

Un recente studio ha esaminato come l'amido di patate resistente (RPS) influenzi il microbioma intestinale e la gestione dell'istamina in adulti sani. È stato scoperto che l'RPS riduce significativamente i livelli di istamina e di alcuni batteri intestinali che la producono, ma non ha influenzato gli enzimi che la degradano.

I risultati suggeriscono che l'amido resistente di patate può migliorare l'integrità della barriera intestinale, aiutando a trattenere l'istamina nell'intestino invece di lasciarla passare nel sangue.

Questo studio collega inoltre la diminuzione dei livelli di istamina con miglioramenti nella salute intestinale, non tramite un aumento dell'attività degli enzimi che degradano l'istamina, ma attraverso un miglioramento della barriera intestinale.

L'integrazione con amido di patate resistente (RPS) ha mostrato una diminuzione nei livelli di quei batteri che producono istamina, anche se questa riduzione da sola non sembra sufficiente a spiegare il calo dei livelli di istamina osservato. Questo indica che la regolazione dell'istamina e il mantenimento di una barriera intestinale sana dipendono da una serie di fattori interconnessi.
L'efficacia dell'RPS sembra derivare sia da un'azione prebiotica che modifica positivamente il microbiota intestinale, sia da un impatto diretto sull'intestino, che può includere il rafforzamento della barriera intestinale e l'eliminazione di sostanze dannose, contribuendo così a una gestione più efficace dell'istamina. 

istamina negli alimenti

Nel 2011, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha sollevato preoccupazioni riguardo i livelli di ammine biogene negli alimenti disponibili nei paesi dell'Unione Europea, evidenziando un potenziale rischio per la salute dei consumatori.

Tra le varie ammine biogene, l'istamina e la tiramina sono state identificate come quelle con il maggiore potenziale tossico, ponendo l'istamina sotto i riflettori per la sicurezza alimentare.

Gli effetti nocivi dell'eccessiva ingestione di istamina, noti da oltre 60 anni e originariamente associati al consumo di pesce della famiglia degli sgombroidi (la cosìdetta sindrome sgombroide), hanno portato al riconoscimento di una condizione chiamata intossicazione da istamina o avvelenamento. Questo problema, un tempo legato quasi esclusivamente al consumo di pesce mal conservato, ha oggi una portata più ampia, con la scoperta di un disturbo correlato all'istamina dovuto a una carenza enzimatica.

Questa carenza impedisce a certi individui di metabolizzare correttamente l'istamina nell'intestino, causando una sensibilità anche a livelli normali o bassi di istamina negli alimenti.

Tale condizione offre una nuova prospettiva sulle reazioni avverse all'istamina e sottolinea l'importanza di monitorare e gestirne i livelli negli alimenti per proteggere la salute dei consumatori.

La comprensione di queste dinamiche è essenziale non solo per prevenire l'intossicazione da istamina, ma anche per affrontare l'intolleranza ad essa, migliorando così la sicurezza e la qualità della dieta.

alimenti ad alto contenuto di istamina

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​Di seguito alcuni alimenti che vengono indicati come maggiormente a rischio:
  • Insaccati e salumi: È meglio limitare il consumo di insaccati come salame, carne secca, vari tipi di prosciutto (crudo, cotto, affumicato), mortadella e altri affettati di salumeria.
  • Pesce: Attenzione a tonno, sgombro, sardine, acciughe, aringhe e lampuga, specialmente se in scatola, marinati, salati o essiccati, oltre a frutti di mare e salse a base di pesce. I batteri presenti nei pesci iniziano a decomporre le proteine subito dopo la loro morte, aumentando i livelli di istamina. Il processo di produzione di istamina nei pesci non eviscerati, come i molluschi, continua fino alla loro cottura.
  • Formaggio: I formaggi fermentati e stagionati, sia a pasta dura che molle, possono contenere livelli elevati di istamina.
  • Frutta: Frutti come fragole, banane, ananas, papaya, agrumi, kiwi, lamponi, pere e avocado sono da consumare con moderazione.
  • Verdura: Si consiglia cautela con i crauti, spinaci, pomodori (e succo di pomodoro), melanzane e olive.
  • Condimenti: Salse come quella di pomodoro, di soia, il ketchup e l'aceto di vino possono essere ricchi di istamina.
  • Bevande: Il vino e la birra sono noti per il loro contenuto di istamina.
Anche il cioccolato, il cacao, la frutta secca, i legumi e il lievito possono influenzare i livelli di istamina. Nonostante il lievito non contenga istamina, facilita la sua produzione durante la lavorazione degli alimenti.

alimenti consigliati a basso contenuto di istamina

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  • Carne: Preferire il consumo di carne fresca, come manzo e pollame, compresi tagli sminuzzati, carne macinata e filetto, che non hanno subito processi di maturazione o fermentazione che possono aumentare i livelli di istamina.
  • Pesce: Optare per il pesce freschissimo o surgelato e al naturale, assicurandosi di consumarlo rapidamente dopo l'acquisto per evitare l'accumulo di istamina.
  • Formaggio: I formaggi freschi, quali ricotta, quark, mozzarella e fiocchi di latte, rappresentano opzioni sicure, così come il latte e lo yogurt, grazie al loro basso contenuto di istamina.
  • Frutta: La mela, melagrana, pesca, albicocca, melone e mango sono frutti con bassi livelli di istamina. 
  • Verdura: La verdura fresca o surgelata, in particolare quella a foglia larga, carote, zucchine, cetrioli, cavolfiori, broccoli e peperoni, è consigliata. Erbe e ortaggi come zenzero, ortica, cipolla bianca, menta piperita, curcuma e timo possono arricchire la dieta senza aumentare l'istamina.
  • Condimenti: L'aceto di mele può essere usato con moderazione, insieme all'olio, come condimenti per insaporire i piatti senza aggiungere istamina.
  • Bevande: Si possono consumare quasi tutte le bevande, con l'eccezione di quelle precedentemente sconsigliate. La camomilla rappresenta una scelta eccellente per le sue proprietà calmanti.

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SENZAISTAMINA.ITFonti:
Histamine Intolerance: The Current State of the Art
Histamine and histamine intolerance
Resistant potato starch supplementation reduces serum histamine levels in healthy adults with links to attenuated intestinal permeability
​
senzaistamina.it

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Alessandra Piazza counselor del benessere alimentare
Alessandra Piazza
Counselor del benessere alimentare e fondatrice di AlimentaMente Academy. Mi occupo di educazione alimentare attraverso consulenze e corsi dedicati al rapporto tra alimentazione, microbiota intestinale e benessere. In questo blog condivido ricerche, approfondimenti e ricette per portare un pizzico di scienza nel piatto ogni giorno.
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