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Zuccheri, conoscerli per scegliere consapevolmente

10/1/2024

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Articolo aggiornato nell' aprile  2026
Pensa a quante volte in una giornata entra zucchero nella tua alimentazione senza che tu te ne accorga: un biscotto al mattino, un caffè zuccherato, uno yogurt alla frutta, un succo “naturale”, una salsa per insaporire la pasta. Lo zucchero è ovunque — spesso molto più di quanto immaginiamo. Ed è qui che nasce il nodo: non tanto nello zucchero che aggiungiamo consapevolmente al caffè, quanto in quello che NON sappiamo di mangiare.
In questa guida vediamo cosa sono davvero gli zuccheri, perché hanno tanti nomi diversi in etichetta, dove si nascondono nei prodotti che compriamo e come ridurli gradualmente senza trasformare l’alimentazione in una corsa a ostacoli.
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Ti è mai capitato di pensare di mangiare "poco zucchero" e poi, leggendo l'etichetta di un prodotto apparentemente innocuo — uno yogurt, un cereale da colazione, una salsa — scoprire che ne contiene molto più di quanto immaginavi? È un'esperienza comunissima. Lo zucchero, nella nostra alimentazione quotidiana, arriva soprattutto da dove meno te lo aspetti: non tanto dal dolce che scegliamo volontariamente, ma dalle piccole quantità nascoste in moltissimi prodotti. Imparare a riconoscerlo non significa demonizzarlo: significa, più semplicemente, riprendersi la consapevolezza di ciò che si mangia davvero.

Per orientarci meglio, approfondiremo in particolare:

  • 1. cosa sono gli zuccheri (e perché non sono tutti uguali)
  • 2. zuccheri liberi, aggiunti, naturali: le differenze che contano
  • 3. indice glicemico e risposta metabolica
  • 4. zuccheri nascosti: dove si trovano davvero
  • 5. tutti i nomi dello zucchero in etichetta
  • 6. dolcificanti naturali a confronto
  • 7. quanti zuccheri al giorno? le linee guida OMS
  • 8. conseguenze sulla salute di un consumo eccessivo
  • 9. come ridurre gli zuccheri senza rinunce
 

Cosa sono gli zuccheri (e perché non sono tutti uguali)

Dal punto di vista chimico, gli zuccheri sono una famiglia di carboidrati semplici — mono- e disaccaridi — che il nostro corpo riconosce come fonte di energia immediata. Ogni grammo di zucchero apporta circa 4 kilocalorie, ma la vera differenza tra un tipo e l'altro non sta nelle calorie: sta in come il corpo li gestisce e soprattutto nel contesto in cui arrivano.

Una mela contiene circa 10 grammi di zuccheri naturali, ma arrivano accompagnati da fibra, acqua, vitamine, polifenoli e una matrice che rallenta l'assorbimento. Una bevanda zuccherata può contenere la stessa quantità di zuccheri, ma liberi, già disciolti in acqua, privi di fibra: l'impatto sulla glicemia e sul corpo è molto diverso.

Ecco perché parlare genericamente di "zuccheri" può essere fuorviante. La domanda utile non è quanto zucchero c'è, ma di che tipo e con cosa lo stiamo assumendo.

 

Zuccheri liberi, aggiunti, naturali: le differenze che contano

Quando si leggono linee guida e articoli sull'argomento, ricorrono termini come zuccheri aggiunti, zuccheri liberi, zuccheri naturali. Sono categorie diverse, ed è utile distinguerle.

Categoria Cosa significa Esempi
Zuccheri naturali (intrinseci) Zuccheri presenti naturalmente all'interno della struttura cellulare di un alimento integro. Accompagnati da fibra, vitamine, composti bioattivi. Fruttosio della frutta intera, lattosio del latte, zuccheri della verdura e dei cereali integrali
Zuccheri aggiunti Zuccheri aggiunti agli alimenti durante la produzione industriale, la cottura domestica o al momento del consumo. Saccarosio aggiunto al caffè, sciroppo in una bibita, zucchero in un biscotto confezionato
Zuccheri liberi (OMS) Categoria usata dall'OMS: include tutti gli zuccheri aggiunti + quelli naturalmente presenti in miele, sciroppi, succhi di frutta e concentrati. Zucchero aggiunto, miele, sciroppo d'agave, succo di frutta anche se "100%"
 

Questa distinzione è decisiva. Le raccomandazioni internazionali sulla riduzione degli zuccheri si riferiscono agli zuccheri liberi, non a quelli naturalmente contenuti in frutta fresca, verdura o latte non lavorato. La mela, la carota, il bicchiere di latte non sono il problema: il problema sono i prodotti industriali formulati per essere dolci.

Un'osservazione importante: anche il succo di frutta "100% naturale" è classificato come zucchero libero, perché durante la spremitura si perde la fibra e si liberano gli zuccheri. Berlo non equivale, metabolicamente, a mangiare il frutto intero.

 

Indice glicemico e risposta metabolica

L'indice glicemico (IG) misura la velocità con cui un alimento fa salire la glicemia dopo il consumo, confrontata con quella del glucosio puro (IG = 100). Alimenti ad alto IG provocano picchi glicemici rapidi seguiti da cadute altrettanto veloci, con possibili conseguenze su energia, fame, umore e, nel lungo periodo, sulla sensibilità all'insulina.

Quando consumiamo zuccheri liberi, soprattutto in forma liquida o isolata, la glicemia sale rapidamente. Il pancreas rilascia insulina per riportarla a livelli fisiologici, e questo può generare una discesa altrettanto rapida che può tradursi in senso di fame o bisogno improvviso di altro zucchero — il classico "craving" del pomeriggio.

Due fattori modulano molto questa risposta:

  • la presenza di fibre, che rallentano l'assorbimento degli zuccheri e attenuano il picco glicemico
  • la combinazione con proteine e grassi, che prolungano il tempo di digestione

Questa è una delle ragioni per cui una mela mangiata a fine pasto ha un impatto glicemico molto diverso da un succo bevuto a stomaco vuoto: stesso frutto, stessa quantità di zuccheri, ma matrici e contesti totalmente diversi.

 

Zuccheri nascosti: dove si trovano davvero

La parte più sottovalutata di tutto il discorso è che la maggior parte degli zuccheri che consumiamo non arriva dai dolci, ma da prodotti che non associamo al sapore dolce. È il fenomeno degli zuccheri nascosti: presenti in quantità tutt'altro che trascurabili in alimenti percepiti come salati, o "fitness", o addirittura "salutistici".

Ecco una selezione di prodotti in cui tipicamente si annidano zuccheri spesso insospettabili:

Prodotto Perché è una fonte sottovalutata
Yogurt alla frutta Spesso contiene più zucchero che frutta. Una versione "magra" alla frutta può arrivare a 12-15g di zucchero per vasetto.
Cereali da colazione "integrali" Molti contengono sciroppi di glucosio o zucchero tra i primi ingredienti. Anche il "muesli croccante" spesso è fortemente dolcificato.
Salse pronte (ketchup, sughi) Un cucchiaio di ketchup contiene circa 4g di zucchero. Anche molti sughi pronti hanno zucchero aggiunto per bilanciare l'acidità del pomodoro.
Pane in cassetta Contiene spesso zucchero o sciroppi per morbidezza e durata. Il pane tradizionale di qualità, al contrario, no.
Affettati confezionati Salumi e wurstel industriali spesso contengono destrosio, sciroppo di glucosio o saccarosio tra gli ingredienti.
Barrette proteiche Presentate come "fitness", possono contenere gli stessi zuccheri di una barretta di cioccolato, spesso camuffati dietro nomi alternativi.
Bevande vegetali aromatizzate Latti di avena, riso, soia "alla vaniglia" o "al cioccolato" possono contenere 6-10g di zucchero per bicchiere.
Succhi e smoothie confezionati Anche il "100% frutta" è zucchero libero. Un brik da 200ml può contenere 20g di zuccheri.
Prodotti "light" o "0%" Spesso con meno grassi ma più zuccheri o dolcificanti aggiunti per compensare il sapore.
 

Una singola bibita zuccherata da 330ml contiene circa 35g di zucchero — già oltre la soglia quotidiana raccomandata dall'OMS per un adulto. Ma lo stesso discorso vale per molti alimenti che non percepiamo come "dolci". È proprio per questo che leggere l'etichetta con attenzione fa più differenza di mille calcoli complicati.

Quando in consulenza leggiamo insieme per la prima volta le etichette dei prodotti che una persona ha nel frigo o in dispensa, quasi sempre arriva quel momento di incredulità: "ma davvero nel mio yogurt 'sano' ci sono 14 grammi di zucchero?". Lo capisco bene, e voglio dirlo chiaramente: non è mai una questione di colpa. L'industria alimentare ha fatto un gran lavoro a rendere invisibile lo zucchero, con claim sulla confezione che suggeriscono salute e con liste ingredienti fatte per essere illeggibili. La sorpresa è una reazione sana — e la buona notizia è che, una volta che sai dove guardare, non torni mai più indietro. Lo sguardo diventa diverso al supermercato, e in pochi minuti.

 

Tutti i nomi dello zucchero in etichetta

Uno dei motivi per cui gli zuccheri ci sfuggono è che compaiono sotto decine di nomi diversi. Riconoscerli è il primo passo concreto per non farsi ingannare davanti allo scaffale.

Categoria Nomi che si trovano in etichetta
Zuccheri semplici Saccarosio, glucosio, fruttosio, destrosio, lattosio, maltosio, galattosio
Sciroppi industriali Sciroppo di glucosio, sciroppo di mais, sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS), sciroppo di glucosio-fruttosio
Zuccheri "dall'aspetto naturale" Zucchero di canna, zucchero di canna grezzo, zucchero di cocco, zucchero invertito, miele, sciroppo d'agave, sciroppo d'acero, melassa
Concentrati di frutta Succo d'uva concentrato, succo di mela concentrato, purea di datteri
Malti e derivati dei cereali Malto d'orzo, malto di riso, sciroppo di riso, estratto di malto
Carboidrati derivati Maltodestrine, destrine, sciroppo di barbabietola
 

Un trucco utile: se in una lista ingredienti compaiono più di una di queste voci, anche in piccola quantità ciascuna, il contenuto totale di zuccheri può diventare significativo pur senza che il prodotto risulti percepito come dolce. L'industria alimentare sfrutta spesso questa strategia per non far apparire lo zucchero in cima alla lista degli ingredienti.

Per questo, oltre alla lista ingredienti, è utile controllare la voce "di cui zuccheri" nella tabella nutrizionale, che riporta la quantità totale per 100g (o 100ml) di prodotto.

 

Dolcificanti naturali a confronto

In cucina, oltre allo zucchero classico, si usano decine di dolcificanti naturali. Ciascuno ha un potere dolcificante diverso (prendendo il saccarosio come riferimento pari a 1) e caratteristiche nutrizionali peculiari. Non sono tutti "uguali", ma è importante non sopravvalutarli: a parità di quantità, tutti apportano zuccheri liberi.

Dolcificante Caratteristiche principali
Saccarosio (zucchero bianco) Riferimento standard (potere dolcificante = 1). Formato da glucosio + fruttosio. Circa 4 kcal/g.
Zucchero di canna grezzo, muscovado Stesso valore calorico del saccarosio bianco. Contiene tracce di minerali (ferro, magnesio, potassio), ma in quantità trascurabili alle dosi d'uso reale.
Zucchero invertito Potere dolcificante del 30% superiore al saccarosio: si può usare in quantità minori. Usato nell'industria dolciaria per mantenere la morbidezza.
Miele Potere dolcificante leggermente superiore al saccarosio. Contiene tracce di enzimi, antiossidanti e composti aromatici, ma resta uno zucchero libero secondo la definizione OMS.
Sciroppo d'acero Contiene polifenoli e minerali in tracce. Potere dolcificante simile al saccarosio.
Sciroppo d'agave Potere dolcificante fino al doppio del saccarosio. Ricco di fruttosio (fino al 70-90%): da usare con parsimonia perché l'eccesso di fruttosio aggiunto ha effetti sfavorevoli sul metabolismo epatico.
Sciroppo di glucosio-fruttosio / HFCS Di origine industriale (dall'amido di mais). Ampiamente studiato per gli effetti metabolici sfavorevoli quando consumato con frequenza in bevande e prodotti industriali.
 

Un punto che spesso genera confusione: zucchero di canna, miele e sciroppo d'acero sono "più naturali" ma restano zuccheri liberi. Il loro contributo di minerali o composti bioattivi, alle dosi tipicamente usate in cucina (un cucchiaino nel caffè, un cucchiaio su uno yogurt), è nutrizionalmente marginale. Sostituire il saccarosio con il miele o lo zucchero di canna nella stessa quantità non è una strategia di salute: è una sostituzione a parità di impatto.

Per chi cerca alternative, il vero cambiamento arriva dalla riduzione complessiva, non dalla sostituzione. Un discorso a parte merita poi il mondo dei dolcificanti senza zucchero (eritritolo, stevia, aspartame, sucralosio): ne parlo nell'articolo dedicato sui dolcificanti senza zucchero e su cosa sappiamo davvero dell'eritritolo.

 

Quanti zuccheri al giorno? Le linee guida OMS

L'Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle sue linee guida aggiornate (2015, tuttora vigenti), raccomanda limiti precisi per l'assunzione di zuccheri liberi:

  • Forte raccomandazione: ridurre gli zuccheri liberi a meno del 10% dell'apporto energetico giornaliero sia negli adulti sia nei bambini. Per un adulto medio (2.000 kcal/giorno), corrisponde a circa 50g al giorno.
  • Raccomandazione condizionale: ridurre ulteriormente gli zuccheri liberi a meno del 5% dell'apporto energetico per ottenere ulteriori benefici sulla salute. Per un adulto medio, corrisponde a circa 25g al giorno (circa 6 cucchiaini).

Per avere un ordine di grandezza: una singola lattina di bibita zuccherata può contenere 35-40g di zucchero — già quasi il limite giornaliero raccomandato. Un yogurt alla frutta aggiunge altri 12-15g. Due biscotti confezionati possono aggiungerne altri 8-10g. Si arriva al doppio della soglia del 5% senza nemmeno accorgersene.

È importante chiarire un punto: non esiste un "fabbisogno nutrizionale" di zuccheri aggiunti. Il corpo ottiene tutto il glucosio di cui ha bisogno dai carboidrati complessi (cereali, legumi, tuberi) e dagli zuccheri naturalmente presenti in frutta, verdura e latte. Ridurre gli zuccheri liberi non crea carenze. Resta una scelta che va però calibrata in modo realistico: ridurre progressivamente funziona molto meglio di eliminare drasticamente.

Vedere i numeri — 25g, 50g, 6 cucchiaini — può scoraggiare. Lo so, perché lo vedo succedere spesso. La persona va a casa con i grammi in testa e dopo una settimana arriva demoralizzata: "sforo sempre, non ce la faccio". La verità è che contare i grammi di zucchero ogni giorno non è la strategia che funziona. Funziona molto meglio un cambio di sguardo: leggere le etichette una volta, decidere cosa vale la pena tenere in casa e cosa no, costruire una spesa diversa. Da lì in poi, lo zucchero nascosto smette di entrare nel carrello quasi senza che tu debba pensarci. Non è una questione di forza di volontà, è una questione di ambiente. Cambia la dispensa, non le intenzioni.

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Conseguenze sulla salute di un consumo eccessivo

Un consumo costante e abbondante di zuccheri liberi è associato, nella letteratura scientifica, a diverse condizioni. Non si tratta di un effetto singolo e drammatico, ma di una pressione continua sul metabolismo che, ripetuta nel tempo, si traduce in rischi concreti.

  • Sovrappeso e obesità: gli zuccheri liberi, soprattutto sotto forma di bevande, aumentano l'apporto calorico senza saziare. L'OMS li considera un fattore chiave nelle epidemie globali di sovrappeso.
  • Resistenza insulinica e diabete di tipo 2: un consumo elevato e continuativo stressa il pancreas e può portare, nel tempo, a una ridotta sensibilità delle cellule all'insulina.
  • Carie dentali: secondo l'OMS, questo è l'effetto più documentato, osservato anche per consumi moderati.
  • Fegato grasso non alcolico (NAFLD): il fruttosio in eccesso, soprattutto da sciroppi industriali e bevande, viene metabolizzato principalmente dal fegato e può favorire l'accumulo di grassi epatici.
  • Impatto sul microbiota intestinale: una dieta ricca di zuccheri semplici può ridurre la diversità microbica e favorire uno squilibrio della flora. Per approfondire, vedi l'articolo sul microbiota intestinale: cosa mangiare per nutrirlo.
  • Impatto su umore ed energia: i picchi e le cadute glicemiche possono influenzare irritabilità, stanchezza, concentrazione. Il legame tra alimentazione e cervello è ormai documentato — ne parlo nell'articolo su cibo e umore.

È importante sottolineare che questi effetti sono dose-dipendenti e dipendono dal contesto alimentare complessivo. Un quadratino di cioccolato dopo cena, dentro una dieta ricca di verdure, legumi, cereali integrali e pesce, non ha lo stesso impatto di un'abitudine quotidiana a bibite zuccherate e prodotti industriali.

 

Come ridurre gli zuccheri senza rinunce

Ridurre gli zuccheri non significa condurre una crociata o rinunciare al piacere del dolce. Significa spostare gradualmente il baricentro della propria alimentazione, sostituendo alcune abitudini con alternative più nutrienti. L'esperienza mostra che dopo 2-3 settimane di riduzione graduale il palato si abitua e ciò che prima sembrava "normale" risulta troppo dolce.

Alcune sostituzioni pratiche che funzionano bene:

  • Yogurt alla frutta → yogurt bianco naturale + frutta fresca tagliata (anche congelata)
  • Cereali zuccherati → fiocchi di avena integrali + semi + una spolverata di cannella
  • Succhi confezionati → frutta intera + acqua
  • Bibite zuccherate → acqua aromatizzata con menta, cetriolo, limone, zenzero: un piccolo gesto che ha più impatto di quanto sembri. Se vuoi capire meglio cosa significa davvero idratarsi in modo consapevole, trovi anche tante idee pratiche per preparare acque aromatizzate con frutta, spezie ed erbe.
  • Biscotti industriali → pane tradizionale con un velo di crema di frutta secca al 100%
  • Barrette "fitness" → una manciata di frutta secca + un quadratino di cioccolato fondente ≥75%
  • Caffè dolcificato → iniziare riducendo di un quarto ogni settimana, fino a non sentirne più il bisogno

Un principio guida: il piacere del dolce non va eliminato, ma riposizionato. Meglio un dolce fatto in casa la domenica, in porzione soddisfacente, che piccole dosi quotidiane di zuccheri nascosti in prodotti industriali. La prima opzione è una scelta consapevole; la seconda è un'abitudine inconsapevole.

Per chi fa molta attività fisica o ha esigenze specifiche, il discorso cambia: il glucosio resta un carburante eccellente per muscoli e cervello in fase di sforzo. Il tema non è la presenza di zucchero nella dieta, ma la sua quantità abituale e il contesto in cui arriva.

C'è una cosa che vorrei che sapessi, perché l'ho vista succedere troppe volte per non crederci: il palato si riadatta davvero. Non è una promessa motivazionale, è fisiologia. Le prime due settimane sono quelle in cui il cervello si lamenta di più ("manca qualcosa", "è insipido") — poi, intorno alla terza settimana, accade qualcosa di quasi divertente: molte persone mi dicono che riassaggiano lo yogurt zuccherato che prima trovavano "normale" e lo trovano stucchevole, insopportabile. Quella soglia è il punto di non ritorno, ed è il motivo per cui la riduzione graduale funziona meglio del taglio netto: non stai privandoti di qualcosa, stai semplicemente tornando a un palato più fine. Il dolce scelto, dopo, è anche più goduto, perché non è più diluito in mille tracce nascoste.

 

In sintesi

Gli zuccheri sono ovunque nella nostra alimentazione, ma non sono tutti uguali. Quelli naturalmente presenti in frutta, verdura e latte arrivano dentro una matrice nutrizionale completa, accompagnati da fibre, vitamine e composti bioattivi. Gli zuccheri liberi — aggiunti nell'industria o presenti in forma libera in miele, sciroppi e succhi — sono quelli che, in eccesso, hanno un impatto sulla salute.

Il punto non è demonizzare lo zucchero né trasformare la spesa in un esame chimico. È riconoscerlo: sapere dove si nasconde, imparare a leggere l'etichetta, distinguere tra un dolce scelto con piacere e una dose inconsapevole ingerita senza accorgersene.

Tre gesti bastano a fare la differenza: leggere la voce "di cui zuccheri" sulla tabella nutrizionale, controllare la posizione degli zuccheri nella lista ingredienti, ridurre progressivamente (non drasticamente) le porzioni di zucchero nelle bevande e nei prodotti industriali. Il resto viene da sé: il palato si abitua, il dolce torna a essere un piacere scelto, non un'abitudine inconsapevole.

 

Domande frequenti sugli zuccheri

Qual è la differenza tra zucchero bianco e zucchero di canna?
Sul piano nutrizionale la differenza è minima. Lo zucchero di canna grezzo contiene tracce di minerali e melassa, ma alle dosi realistiche d'uso (un cucchiaino qua e là) il contributo è trascurabile. Entrambi apportano circa 4 kcal/g e rientrano nella categoria degli zuccheri liberi secondo l'OMS.

Il miele è più sano dello zucchero?
Ha qualche caratteristica in più: contiene enzimi, antiossidanti e composti aromatici naturali. Ma resta uno zucchero libero, con potere dolcificante e calorie simili al saccarosio. Può essere preferito per gusto e tradizione, ma non va considerato un "sostituto salutare" con cui compensare libertà di consumo.

La frutta fa male per via degli zuccheri?
No. Gli zuccheri della frutta intera sono naturali, arrivano con fibre, acqua, vitamine e polifenoli. Le linee guida OMS e le raccomandazioni nutrizionali nazionali confermano che frutta e verdura fresche sono alla base di un'alimentazione sana. Attenzione però ai succhi di frutta, che sono classificati come zuccheri liberi.

I dolcificanti senza zucchero sono un'alternativa sicura?
Dipende da quale. Dolcificanti naturali come la stevia, polioli come l'eritritolo o dolcificanti artificiali come aspartame e sucralosio hanno profili diversi. Tutti sono autorizzati entro dosi giornaliere definite dall'EFSA, ma la ricerca recente sta indagando i loro effetti sul microbiota e sulla regolazione dell'appetito. Per un approfondimento vedi l'articolo dedicato ai dolcificanti senza zucchero ed eritritolo.

Il fruttosio è davvero peggio del glucosio?
In piccole quantità e nel suo contesto naturale (la frutta intera) il fruttosio non è problematico. Diventa invece critico quando arriva in forma isolata e in dosi elevate — come negli sciroppi di glucosio-fruttosio (HFCS) delle bevande e dei prodotti industriali — perché viene metabolizzato soprattutto dal fegato e, in eccesso, contribuisce all'accumulo di grasso epatico.

Posso consumare dolci se faccio sport?
Il contesto cambia molto. L'organismo di chi pratica sport intenso utilizza rapidamente il glucosio per il recupero glicogenico muscolare. Un dolce nel contesto giusto (post-allenamento, dentro una dieta completa) ha un impatto diverso rispetto a uno spuntino pomeridiano davanti alla tv. Non è una "licenza", ma un fatto fisiologico.

Dopo quanto tempo si notano i benefici di una riduzione degli zuccheri?
Alcune persone riportano cambiamenti già nelle prime 2-3 settimane: energia più stabile, meno cali glicemici pomeridiani, miglioramento della qualità del sonno, diminuzione della voglia impulsiva di dolce. Effetti più profondi su peso, composizione corporea e glicemia richiedono tempi più lunghi e vanno valutati su base trimestrale, in un quadro di cambiamento dietetico complessivo.

 

Approfondimenti

Se vuoi approfondire i temi trattati in questa guida, puoi leggere anche:

  • Spesa consapevole: come leggere le etichette e scegliere davvero
  • Alimenti processati e ultra-processati: cosa sono e perché contano
  • Dolcificanti senza zucchero: cosa sappiamo davvero sull'eritritolo
  • Bambini e adolescenti: quanto zucchero possono mangiare?
  • Additivi, intestino e microbiota
  • Le fibre alimentari
  • Cibo e umore: l'alimentazione influenza davvero il cervello
  • Idratazione consapevole: il vero detox parte da qui
  • Microbiota intestinale: cosa mangiare per nutrirlo
 

Nota: le informazioni riportate in questo articolo hanno scopo divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire il parere del medico, del nutrizionista o di altro professionista sanitario qualificato. Per situazioni cliniche specifiche, terapie in corso o condizioni particolari, è sempre opportuno rivolgersi al proprio professionista di fiducia.

Fonti e bibliografia

Le informazioni riportate in questo articolo si basano su linee guida internazionali e ricerche scientifiche sui consumi di zuccheri e sul loro impatto sulla salute. Tra le principali fonti utilizzate:

  • OMS — Organizzazione Mondiale della Sanità. Guideline: Sugars intake for adults and children. Geneva, 2015.
  • EFSA — European Food Safety Authority. Scientific Opinion on the tolerable upper intake level for dietary sugars. 2022.
  • CREA — Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l'Analisi dell'Economia Agraria. Linee Guida per una Sana Alimentazione, revisione 2018.
  • LARN — Società Italiana di Nutrizione Umana. Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana, IV revisione.
  • Te Morenga L, Mallard S, Mann J. Dietary sugars and body weight: systematic review and meta-analyses of randomised controlled trials and cohort studies. BMJ, 2013.
  • Malik VS et al. Sugar-sweetened beverages and cardiometabolic health. Circulation, 2019.
  • DiNicolantonio JJ et al. Added sugars drive nutrient and energy deficit in obesity. Open Heart, 2016.
  • Regolamento (UE) n. 1169/2011 sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori.
  • Regolamento (CE) n. 1924/2006 sulle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari.
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Alessandra Piazza counselor del benessere alimentare
Alessandra Piazza
Counselor del benessere alimentare e fondatrice di AlimentaMente Academy. Mi occupo di educazione alimentare attraverso consulenze e corsi dedicati al rapporto tra alimentazione, microbiota intestinale e benessere. In questo blog condivido ricerche, approfondimenti e ricette per portare un pizzico di scienza nel piatto ogni giorno.
Tutti i contenuti in questo Blog sono gratuiti, ad eccezione dei prodotti/servizi. Per accedere ad alcune sezioni è richiesta la registrazione al Blog.

Le informazioni presenti in questo blog hanno finalità divulgative e informative e nascono dallo studio, 
dall’esperienza personale e professionale di Alessandra Piazza nel campo dell’alimentazione e del benessere. 
I contenuti non sostituiscono il parere del medico o di altri professionisti sanitari qualificati.​


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