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Cosa alza davvero il colesterolo (e non solo i grassi...)

15/6/2026

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Basta sedersi a tavola con amici o parenti e, prima o poi, il colesterolo entra nella conversazione. C'è chi ha appena iniziato la statina, chi ha cambiato alimentazione da capo a piedi, chi ha deciso di non fare nulla. E ognuno con la sua certezza: "a me il dottore ha tolto i formaggi", "io gli zuccheri non li tocco più", "io mangio di tutto, ma faccio tanto sport", "tanto il mio è genetico".
Quello che colpisce è quanta confusione ci sia ancora intorno a una parola che sentiamo nominare di continuo. E quante persone, dopo mesi di rinunce — via le uova, via i formaggi, via il burro — si ritrovino con gli stessi numeri di prima. "Mangio sano, ma niente da fare."
C'è una ragione precisa per cui succede. E ha poco a che fare con il colesterolo che mettiamo nel piatto.
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Cominciamo da un fatto che sorprende quasi tutti: il colesterolo contenuto nei cibi — quello di uova, formaggi e burro — influisce molto poco sul colesterolo che troviamo nel sangue. Attenzione, però: non significa che l'alimentazione non conti. Conta eccome, ma incide in modi diversi da quelli che immaginiamo. Per capirlo, partiamo da una domanda che di solito diamo per scontata: a cosa serve, davvero, il colesterolo?

Per orientarci, vedremo in particolare:

  • A cosa serve il colesterolo
  • 1. Zuccheri raffinati e farine bianche
  • 2. Infiammazione cronica e stress
  • 3. Poche fibre solubili
  • 4. Grassi trans e oli di scarsa qualità
  • 5. Glicemia instabile e pasti sbilanciati
  • In sintesi: cosa si può fare davvero
  • Domande frequenti
 

A cosa serve il colesterolo (e perché il corpo lo produce da sé)

Il colesterolo non è un veleno da combattere: è una molecola di cui il corpo non può fare a meno. Costruisce le membrane di ogni nostra cellula e le mantiene flessibili, è il punto di partenza di ormoni importanti — dal cortisolo agli ormoni sessuali — e serve a produrre la vitamina D e gli acidi biliari con cui digeriamo i grassi. Senza, semplicemente, non potremmo vivere.

Ed è proprio perché è così essenziale che il corpo non ne affida la disponibilità al solo cibo: se lo fabbrica da sé. Circa il 70-80% del colesterolo che circola nel sangue è di produzione interna — soprattutto a opera del fegato — e solo una quota minore arriva dalla dieta. Per di più il sistema si autoregola: se ne introduciamo di più, il fegato ne produce di meno; se ne arriva di meno, ne produce di più. È il motivo per cui togliere un alimento "ricco di colesterolo" sposta i numeri molto meno di quanto ci aspetteremmo.

Colesterolo "buono" e "cattivo": cosa significa

Avrai sentito parlare di colesterolo "buono" e "cattivo", come se ne esistessero due tipi diversi. In realtà il colesterolo è uno solo: quei nomi si riferiscono ai "mezzi di trasporto" che lo spostano nel sangue. Il colesterolo, infatti, è un grasso e non si scioglie nel sangue: per viaggiare ha bisogno di essere impacchettato in piccole navette, chiamate lipoproteine.

Le LDL — il cosiddetto colesterolo "cattivo" — portano il colesterolo dal fegato verso le cellule. È un compito utile, ma quando ce ne sono troppe una parte di quel colesterolo può depositarsi sulle pareti delle arterie: da qui la sua cattiva fama. Le HDL — il colesterolo "buono" — fanno il percorso inverso: raccolgono il colesterolo in eccesso e lo riportano al fegato, dove viene smaltito. In parole semplici: le LDL lo distribuiscono, le HDL fanno pulizia.

La domanda giusta, allora, diventa un'altra: cosa manda al fegato il segnale di produrne in eccesso, o di renderlo più dannoso? Ecco i cinque fattori che spesso passano sotto silenzio.

 

1 · Zuccheri raffinati e farine bianche

È il fattore che più sorprende le persone. Pasta bianca, pane bianco, dolci, bevande zuccherate, snack confezionati: tutto ciò che alza rapidamente la glicemia spinge il pancreas a produrre molta insulina.

L'insulina, a sua volta, segnala al fegato di trasformare gli zuccheri in eccesso in trigliceridi (un processo che la ricerca chiama lipogenesi de novo), e di alterare la qualità delle particelle LDL — quelle che chiamiamo "colesterolo cattivo". Non solo aumentano i trigliceridi e si abbassa l'HDL (il "buono"), ma le LDL diventano più piccole e dense, una forma molto più dannosa per le arterie rispetto alle LDL normali.

In pratica: anche se nel test compaiono valori "non così male", il rischio reale può essere più alto di quel che sembra. E il colpevole non è il burro sul pane — è il pane bianco. Se vuoi vedere quanti zuccheri si nascondono dove meno te lo aspetti, ne ho parlato nell'articolo su come conoscere e riconoscere gli zuccheri.

 

2 · Infiammazione cronica e stress

Il fegato non produce colesterolo a caso: lo fa in risposta a segnali del corpo. Quando l'organismo vive in uno stato di infiammazione cronica di basso grado (quella silenziosa che nasce da alimentazione scorretta, sonno disturbato, sedentarietà, stress prolungato), il metabolismo dei grassi si altera. Il fegato tende a produrre più colesterolo, le particelle LDL diventano più aterogene, l'HDL fatica a fare il suo lavoro di "pulizia".

Lo stress aggiunge un altro tassello: il cortisolo elevato in modo cronico si associa a un profilo lipidico più sfavorevole — più trigliceridi, LDL più alte, HDL più basso — e può contribuire a mantenere alti i valori, indipendentemente da cosa mettiamo nel piatto. È un legame più di associazione che di causa diretta, ma è documentato e merita attenzione.

Ecco perché — e lo vedo continuamente con le persone che incontro — chi è in un periodo molto stressante della vita può vedere salire il colesterolo anche se mangia meglio di prima. Non è una contraddizione: è il corpo che risponde a tutto, non solo al cibo.

Se senti che lo stress è un protagonista nella tua vita, può valere la pena leggere come il cortisolo e lo stress influenzano il metabolismo e quanto l'alimentazione dialoghi con l'umore.

 

3 · Poche fibre solubili

Le fibre solubili (quelle contenute in legumi, avena, mele, semi di lino, frutta) hanno una funzione preziosa: nell'intestino si legano agli acidi biliari — che il fegato produce a partire dal colesterolo — e li trascinano fuori con le feci. Il fegato, per riprodurre quegli acidi biliari, è costretto a "pescare" colesterolo dal sangue. Il risultato netto: colesterolo nel sangue più basso. A questo si affianca un secondo meccanismo, ancora oggetto di studio: fermentando queste fibre, i batteri intestinali producono acidi grassi a catena corta — in particolare il propionato — che secondo diverse ricerche potrebbero contribuire a rallentare la sintesi di colesterolo nel fegato. È uno dei tanti modi in cui un microbiota intestinale ben nutrito lavora a nostro favore.

Ma quanto incidono davvero le fibre? Più di quanto si pensi. Gli studi mostrano che aggiungere ogni giorno qualche grammo di fibre solubili — l'equivalente di una porzione di legumi, dell'avena a colazione, di un paio di frutti mangiati con la buccia — può abbassare il colesterolo LDL all'incirca del 5-10%. Sul singolo giorno è poca cosa; ripetuto come abitudine, settimana dopo settimana, diventa uno degli strumenti alimentari più solidi e documentati che abbiamo. Il punto è che oggi di fibre ne mangiamo troppo poche: in Italia l'adulto medio ne assume circa 15-17 grammi al giorno, contro i 25-30 raccomandati. Vuol dire che, per quasi tutti noi, c'è un margine ampio in cui muoversi — e la cosa bella è che si tratta di aggiungere, non di togliere.

Aggiungerle è tra le strategie più semplici e gentili per agire sul colesterolo: un cucchiaio di legumi in più, l'avena al mattino, la frutta con la buccia, una porzione di verdura in ogni pasto. Piccoli gesti che, sommati, fanno la differenza. Trovi un quadro completo nell'articolo dedicato alle fibre alimentari.

Ecco dove trovarle più facilmente:

Alimento Tipo di fibra solubile Perché aiuta il colesterolo
Avena e orzo Beta-glucani Formano un gel che lega gli acidi biliari; ~3 g/die di beta-glucani è la quota più studiata
Legumi (fagioli, lenticchie, ceci) Fibre solubili + amido resistente Doppia azione: legano gli acidi biliari e nutrono il microbiota
Mele, pere, agrumi Pectina Rallenta la digestione e contribuisce a ridurre le LDL
Semi di lino e psillio Mucillagini Tra le fibre solubili più efficaci sul colesterolo
Carote, zucca, carciofi Pectina e inulina Fibre solubili facili da inserire in molti piatti

Quello che ripeto più spesso è proprio questo: non serve diventare esperti di nutrizione. Serve riempire mezzo piatto, ogni giorno, di vegetali e fibre. È un gesto semplice, ripetibile, che non chiede rinunce drammatiche — e che il corpo ringrazia nel tempo.

 

4 · Grassi trans e oli raffinati di scarsa qualità

I grassi trans, ottenuti per idrogenazione parziale degli oli vegetali, sono uno dei pochi grassi su cui la scienza è concorde: fanno male, e basta. Alzano l'LDL, abbassano l'HDL, peggiorano l'infiammazione e aumentano il rischio cardiovascolare.

Dove si trovano? In molti prodotti da forno industriali, snack confezionati, margarine di vecchia generazione, fritti dei fast food. Dal 2021, in Europa, una norma apposita (il Regolamento UE 2019/649) ne ha fissato un limite molto severo: non più di 2 grammi di grassi trans di origine industriale ogni 100 grammi di grassi contenuti in un alimento. È un argine importante, ma non basta ad abbassare del tutto la guardia — anche perché i grassi trans non compaiono nella tabella nutrizionale: dichiararli non è obbligatorio, e quasi nessun produttore lo fa. La spia da cercare è un'altra: la lista degli ingredienti. Per legge, un grasso idrogenato va indicato come tale, quindi il modo più sicuro per evitare i trans industriali è scartare i prodotti che riportano oli o grassi "parzialmente idrogenati", preferendo alimenti freschi e poco lavorati. Su come orientarsi tra le diciture, ho scritto la guida su come leggere davvero un'etichetta e su cosa sono gli alimenti processati e ultra-processati.

Sugli oli, invece, vale una regola semplice: in casa va benissimo un buon olio extravergine di oliva per i piatti freddi e per cotture brevi, e un olio con punto di fumo più alto (come l'olio di girasole alto oleico) per cotture ad alte temperature. Sull'argomento ho scritto un articolo dedicato a oli e grassi in cucina.

 

5 · Glicemia instabile e pasti molto sbilanciati

Pasti molto ricchi di carboidrati raffinati, mangiati di fretta, senza fibre o proteine ad accompagnare — magari seguiti da ore di lavoro davanti allo schermo e poi un altro pasto sbilanciato la sera — creano una glicemia che oscilla come un yo-yo. E ogni volta che la glicemia si impenna, l'insulina sale, e il fegato risponde.

La soluzione non è eliminare i carboidrati (sarebbe un altro errore). È comporre meglio i piatti: ogni pasto principale dovrebbe contenere una fonte di fibre (verdura, frutta, cereali integrali), una di proteine (legumi, uova, pesce, formaggi freschi, carne in modo equilibrato), e una di grassi buoni (olio EVO, frutta secca, avocado, pesce grasso). Quando il piatto è composto così, la glicemia sale dolcemente e scende dolcemente. E il fegato non riceve segnali di emergenza.

Prima di chiudere, ecco i cinque fattori in un colpo d'occhio:

Fattore Perché può alzare il colesterolo Cosa puoi fare
Zuccheri raffinati e farine bianche Picchi di insulina → più trigliceridi e LDL piccole e dense Ridurne la frequenza, preferire i cereali integrali
Infiammazione cronica e stress Cortisolo alto e infiammazione alterano il metabolismo dei grassi Sonno, movimento, respirazione consapevole
Poche fibre solubili Viene a mancare il "trasporto" del colesterolo fuori dal corpo Legumi, avena, frutta con la buccia ogni giorno
Grassi trans e oli di scarsa qualità Alzano le LDL, abbassano l'HDL, alimentano l'infiammazione Evitare i "parzialmente idrogenati", scegliere l'EVO
Glicemia instabile e pasti sbilanciati Ripetuti segnali di "emergenza" al fegato Comporre il piatto: fibre + proteine + grassi buoni
Guida gratuita

Molti dei fattori che incidono sul colesterolo — grassi trans, zuccheri nascosti, ultra-processati — si decidono davanti allo scaffale. Ho preparato una guida gratuita per imparare a leggere le etichette senza farti ingannare dalle diciture: una bussola semplice per scegliere meglio, ogni giorno. Scarica la guida →

 

In sintesi: cosa si può fare davvero

Il colesterolo è un parametro complesso, influenzato da alimentazione, stress, sonno, movimento, infiammazione e genetica. Concentrarsi solo sui "grassi del cibo" significa guardare il dito invece della luna.

So che, messa così, può sembrare tanto — e che leggere l'ennesima lista di "cose da fare", quando magari si è già provato di tutto, scoraggia più che aiutare. Per questo voglio dirtelo con chiarezza: non devi cambiare tutto, e non devi farlo da domani. Le cose su cui, nelle persone che incontro, vedo arrivare i cambiamenti più concreti sono cinque, e contano soprattutto se camminano insieme, con calma:

  • Alleggerire — non eliminare con violenza — zuccheri raffinati, farine bianche e ultra-processati: è la frequenza con cui tornano nel piatto a fare la differenza, non lo strappo di un giorno.
  • Aggiungere ogni giorno un po' di fibre solubili (legumi, verdura, frutta con la buccia, avena, semi): quasi sempre è più semplice, e più gentile con sé stessi, aggiungere che togliere.
  • Comporre i pasti con un minimo di equilibrio, accostando ai carboidrati una fonte di proteine e un grasso buono, così la glicemia sale e scende senza scossoni.
  • Scegliere grassi di qualità — olio extravergine, frutta secca, pesce grasso — e tenere lontani i grassi trans industriali.
  • Prendersi cura del riposo, del movimento e dello stress: anche solo qualche minuto al giorno dedicato alla respirazione consapevole o alla mindfulness può aiutare ad ammorbidire il cortisolo, con un effetto che — come abbiamo visto — arriva fino al colesterolo.

Non è la perfezione di una settimana che cambia il colesterolo. È la costanza di piccoli gesti, mese dopo mese. Non cercare la perfezione, cerca la direzione.

Se dovessi riassumere tutto in una frase, sarebbe questa: il colesterolo non si "combatte" togliendo un alimento, si accompagna cambiando lentamente il modo in cui mangiamo e viviamo. La direzione, appunto. Il timone, su quasi tutto questo, ce l'hai tu.

 

Domande frequenti

Devo eliminare le uova e i formaggi?
No. Le uova in particolare sono state riabilitate dalle linee guida internazionali da diversi anni: il colesterolo che contengono ha un impatto molto modesto sul colesterolo nel sangue. I formaggi vanno scelti con buon senso (preferire quelli freschi, moderare quelli stagionati molto grassi), ma non sono "il nemico". Il vero nemico sono gli zuccheri nascosti e gli ultra-processati che mangiamo senza rendercene conto. Sulle uova ho dedicato un approfondimento specifico.

Il mio colesterolo è genetico: posso davvero farci qualcosa?
In parte la genetica conta, è vero. Esistono forme familiari in cui il fegato gestisce il colesterolo in modo diverso, e alcune persone — i cosiddetti "iper-responders" — rispondono più della media al colesterolo introdotto con il cibo. Ma "genetico" non significa "immodificabile": per la grande maggioranza delle persone le abitudini — più fibre, carboidrati di qualità, movimento, sonno, gestione dello stress — mantengono un margine d'azione concreto sui valori. La predisposizione è la cornice; come la riempiamo dipende molto da noi. Le situazioni di familiarità marcata vanno comunque sempre valutate insieme al medico.

Quanto tempo serve per vedere risultati?
Le abitudini alimentari hanno bisogno di tempo per riflettersi sui valori del sangue: spesso servono almeno 8 settimane di costanza prima di vedere cambiamenti nel profilo lipidico. Non aspettarti miracoli in due settimane — ma non scoraggiarti se i numeri non si muovono subito. È un lavoro che premia la continuità, non l'intensità.

Se il mio medico mi ha dato una terapia farmacologica, devo continuarla?
Sì, sempre. Le decisioni sulla terapia farmacologica spettano esclusivamente al medico. Lavorare sulle abitudini alimentari e di vita non sostituisce la terapia, ma può integrarla — e a volte, nel tempo, contribuisce a ridurre il dosaggio (sempre concordando ogni cambiamento col medico).

Esiste un esame del sangue che mi dice se le mie LDL sono "piccole e dense"?
Sì, esistono esami che vanno oltre il semplice valore delle LDL. Oggi uno dei marcatori considerati più affidabili è l'ApoB (apolipoproteina B), che stima il numero di particelle potenzialmente aterogene presenti nel sangue: le linee guida cardiologiche europee lo indicano come indicatore particolarmente utile, soprattutto in chi ha trigliceridi alti. È sempre il medico a valutare se e quando approfondire con esami di questo tipo.

Il colesterolo HDL alto è sempre un bene?
In linea generale un HDL nella norma è considerato protettivo, ma "più alto" non significa automaticamente "meglio". Conta più la funzione dell'HDL — la sua capacità di trasportare via il colesterolo — che il numero in sé, e valori molto elevati non garantiscono una protezione maggiore. Per questo gli esperti guardano sempre il quadro completo (LDL, trigliceridi, rapporti tra i valori), non un singolo numero isolato.

L'avena abbassa davvero il colesterolo?
Sì, ed è uno degli alimenti più studiati su questo fronte. Il merito è dei beta-glucani, le sue fibre solubili: indicativamente circa 3 grammi al giorno (una porzione generosa di fiocchi d'avena o crusca d'avena) possono contribuire a ridurre le LDL attraverso il meccanismo degli acidi biliari di cui parlavo sopra. Da sola non fa miracoli, ma inserita in un'alimentazione ricca di fibre è un'ottima alleata.

Lo stress può alzare il colesterolo anche se mangio bene?
Sì, può succedere. Lo stress cronico si accompagna a un cortisolo costantemente elevato, e questo si associa a un profilo lipidico più sfavorevole — anche a parità di alimentazione. Non è la causa principale del colesterolo alto, ma è un fattore reale che spiega perché, in periodi molto pesanti, i valori possano peggiorare nonostante una dieta curata.

I grassi saturi sono ancora considerati nemici?
Il quadro è diventato più sfumato rispetto a qualche anno fa. La ricerca oggi distingue: non tutti i grassi saturi hanno lo stesso effetto, e conta molto la matrice alimentare (un formaggio fermentato non è un biscotto industriale). Le indicazioni continuano a raccomandare moderazione, ma il "nemico numero uno" per il colesterolo non sono i grassi saturi in quanto tali: sono gli zuccheri raffinati, gli ultra-processati e — su questi nessun dubbio — i grassi trans di origine industriale.

 

Approfondimenti

Se vuoi approfondire i temi trattati in questo articolo, puoi leggere anche:

  • Microbiota intestinale: cosa mangiare per nutrirlo
  • Le fibre alimentari
  • Conoscere gli zuccheri
  • Spesa consapevole: leggere davvero le etichette
  • Alla scoperta di oli e grassi in cucina
 

Nota: questo articolo ha un intento puramente divulgativo. Come counselor del benessere alimentare condivido informazioni e ricerca, non diagnosi né terapie. Non sostituisce il parere del tuo medico e non entra nel tema dei farmaci — le decisioni su statine o altre terapie spettano unicamente al medico. Se hai il colesterolo alto, il primo passo è sempre confrontarsi con lui; e contemporaneamente, agire sulle abitudini, perché lì hai tu il timone.

Fonti e bibliografia

Le informazioni riportate in questo articolo si basano su ricerche scientifiche e linee guida internazionali. Tra le principali fonti utilizzate:

  • Dietary cholesterol and cardiovascular disease: a systematic review and meta-analysis. The American Journal of Clinical Nutrition (effetto modesto e saturabile del colesterolo alimentare sulle LDL).
  • Endotext — The Effect of Diet on Cardiovascular Disease and Lipid and Lipoprotein Levels. NCBI, aggiornamento 2024 (meccanismi e variabilità individuale degli iper-responders).
  • An overview of cholesterol metabolism and its association with liver diseases. Hepatology Communications, 2024 (rapporto tra produzione endogena e quota alimentare).
  • De novo lipogenesis: mechanism and role in metabolic disease. 2023-2024 (conversione epatica dei carboidrati in trigliceridi e VLDL).
  • Stress, Cortisol, and Lipid Profiles: A Cross-Sectional Study. Risk Management and Healthcare Policy, 2025 (associazione tra cortisolo cronico e profilo lipidico aterogeno).
  • Soluble Fiber Supplementation and Serum Lipid Profile: A Dose-Response Meta-Analysis of RCTs. 2023 (riduzione delle LDL con le fibre solubili).
  • Effect of psyllium on LDL cholesterol, non-HDL cholesterol and apolipoprotein B: a systematic review and meta-analysis of RCTs. The American Journal of Clinical Nutrition, 2018.
  • Wright RS, Anderson JW, Bridges SR. Propionate inhibits hepatocyte lipid synthesis, e studi successivi su epatociti umani (meccanismo proposto, con evidenza più solida nei modelli animali che nell'uomo).
  • Regolamento (UE) 2019/649 della Commissione. EUR-Lex (limite di 2 g di grassi trans industriali per 100 g di grassi, applicabile dal 2 aprile 2021).
  • 2019 ESC/EAS Guidelines for the management of dyslipidaemias e aggiornamento 2025 (ruolo dell'ApoB come marker dell'esposizione alle lipoproteine aterogene).
  • SINU — Società Italiana di Nutrizione Umana, LARN — Carboidrati e fibra alimentare, e ISSalute (raccomandazione di almeno 25 g/die di fibra; consumo medio italiano stimato intorno ai 15-17 g/die).
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Alessandra Piazza counselor del benessere alimentare
Alessandra Piazza
Counselor del benessere alimentare e fondatrice di AlimentaMente Academy. Mi occupo di educazione alimentare attraverso consulenze e corsi dedicati al rapporto tra alimentazione, microbiota intestinale e benessere. In questo blog condivido ricerche, approfondimenti e ricette per portare un pizzico di scienza nel piatto ogni giorno.
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