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Dolcificanti senza zucchero: cosa sappiamo davvero sull’eritritolo?

26/9/2025

 

Eritritolo, nessuno è perfetto

L’eritritolo è stato per anni considerato un’alternativa sicura e intelligente allo zucchero: non ha calorie, non altera la glicemia, non provoca carie e, se usato con moderazione, non dà disturbi digestivi. Una sorta di dolcificante “perfetto” per chi voleva ridurre gli zuccheri senza rinunciare al gusto dolce.

Tuttavia, nuovi studi stanno portando alla luce dati che meritano attenzione, senza creare allarmismi inutili, ma con il giusto senso critico.

Uno studio recentissimo, pubblicato su Nature Science evidenzia per la prima volta, alcuni rischi correlati al consumo di eritritolo e subito si è creato, giustamente, uno stato di allerta che deve farci fare dei ragionamenti.
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Cos'è l'eritritolo?

L’eritritolo è un poliolo, cioè un tipo di carboidrato che ha una struttura simile a quella di uno zucchero, ma viene metabolizzato in modo diverso.

Si trova naturalmente in piccole quantità in alcuni frutti, funghi e alimenti fermentati. Quello usato a livello industriale si ottiene tramite fermentazione del glucosio con lieviti naturali.

Dolcifica circa il 70% rispetto allo zucchero da tavola, con un apporto calorico quasi nullo (0,24 kcal/g) e un indice glicemico pari a zero.
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​Perché era considerato sicuro fino a poco tempo fa

Le principali agenzie per la sicurezza alimentare, tra cui EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) e FDA (Stati Uniti), hanno per anni ritenuto l’eritritolo sicuro per il consumo umano. In particolare:
  • Non risultava tossico, né pericoloso per i reni o il fegato
  • Non veniva metabolizzato né fermentato nel colon (quindi non dava gonfiore come altri polioli)
  • Non c’era motivo di fissare una Dose Giornaliera Ammissibile (ADI), poiché i dati non indicavano effetti negativi

​Cosa dice oggi l’EFSA sull’eritritolo?

​Nel 2023 l’EFSA ha pubblicato una nuova valutazione ufficiale sull’eritritolo. La sostanza continua a essere considerata non tossica, ben assorbita a livello intestinale (circa il 90%), non viene metabolizzata e viene eliminata per lo più attraverso le urine, senza accumularsi nei tessuti.

Tuttavia, sono state aggiunte alcune precisazioni importanti sui possibili effetti gastrointestinali.

EFSA non ha stabilito una “dose massima giornaliera ammessa” (ADI) come per altri additivi, ma ha indicato un limite precauzionale per evitare l’effetto lassativo:
Una dose di 0,5 grammi per kg di peso corporeo al giorno può essere considerata ben tollerata dalla maggior parte delle persone.

Esempio pratico:
  • Una persona di 70 kg non dovrebbe superare i 35 g al giorno
  • Nei bambini e soggetti più leggeri, la soglia è ovviamente più bassa
  • Dosi superiori (soprattutto se assunte in una volta sola) possono provocare gonfiore, crampi, diarrea osmotica

​Eritritolo nel sangue: endogeno o introdotto?

È importante sapere che l’eritritolo non è presente nel sangue solo se lo assumiamo con la dieta.
Il nostro corpo può produrre eritritolo naturalmente, come sottoprodotto del metabolismo del glucosio, attraverso la via del pentoso fosfato. Questo accade in piccole quantità anche in condizioni normali, ma i livelli possono aumentare in situazioni di:
  • Stress ossidativo
  • Diabete di tipo 2
  • Sindrome metabolica
  • Insulino-resistenza
Questo significa che alti livelli di eritritolo nel sangue non indicano necessariamente un consumo eccessivo tramite alimenti, ma potrebbero essere il segno di un’alterazione metabolica in atto.

Cosa dicono i nuovi studi?

Prima di comprendere in quali quantità possiamo continuare a consumare eritritolo in modo consapevole, è doveroso citare gli studi più significativi sull'eritritolo.
​Negli ultimi due anni (2023-2025), nuovi studi hanno iniziato a mettere in dubbio l’assoluta innocuità dell’eritritolo, soprattutto se consumato in grandi quantità o da persone con problemi cardiovascolari. Ecco cosa è emerso:
1. Nature Medicine, 2023
​
Uno studio internazionale ha analizzato oltre 4.000 pazienti in tre coorti (USA ed Europa) e ha rilevato che elevati livelli di eritritolo nel sangue erano associati a un rischio raddoppiato di eventi cardiovascolari maggiori nei tre anni successivi. (infarto, ictus, trombosi).
🔗 Vai allo studio su Nature Medicine
​

Non si tratta di una metanalisi, ma di un lavoro composto da più fasi — osservazionale, sperimentale e di intervento clinico — che mirava a valutare il possibile legame tra eritritolo e rischio cardiovascolare.

Successivamente, in laboratorio, è stato osservato che l’eritritolo potenzia la reattività piastrinica, ovvero facilita la formazione di coaguli di sangue, sia in vitro (su piastrine umane) che in vivo (su modelli murini).

Infine, gli autori hanno condotto un piccolo studio pilota su 8 volontari sani, somministrando loro una bevanda con 30 g di eritritolo.
I livelli plasmatici di eritritolo sono aumentati più di 1000 volte e sono rimasti elevati per oltre 48 ore, superando le soglie considerate a rischio nei test in vitro.

​Questo ha sollevato interrogativi sul fatto che un singolo consumo “tipico” di alimenti contenenti eritritolo possa aumentare temporaneamente il rischio trombotico, specie in soggetti predisposti.

Ma attenzione: non è stato dimostrato che l’eritritolo causi questi eventi. È uno studio associativo, non conclusivo.

Lo studio non dimostra che l’eritritolo causi direttamente eventi cardiovascolari, ma solleva interrogativi importanti sulla sua sicurezza quando usato in grandi quantità o su base quotidiana, come può accadere oggi con l’ampia diffusione nei prodotti light o “senza zucchero”.

2. Studio clinico 2024 su volontari sani
​

Nel 2024, un breve ma significativo studio clinico pubblicato su Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology ha sollevato ulteriori interrogativi sugli effetti dell’eritritolo.

​In questo caso, i ricercatori hanno voluto valutare se l’ingestione acuta di 30 grammi di eritritolo – una quantità che può trovarsi in una bibita o in una porzione abbondante di dolci light – modificasse la reattività piastrinica, cioè la tendenza del sangue a coagulare.

Lo studio è stato condotto su soli 20 volontari sani (10 per gruppo) e ha confrontato gli effetti dell’eritritolo rispetto al glucosio.
​
 I risultati:
Dopo l’assunzione di eritritolo, si è registrato un aumento molto marcato dei livelli plasmatici di questa sostanza (oltre 1000 volte superiori al basale), accompagnato da una maggiore attivazione delle piastrine, cioè le cellule coinvolte nella formazione di coaguli. Nessun effetto simile è stato osservato nel gruppo che aveva assunto glucosio.

Tuttavia, è fondamentale evidenziare i limiti dello studio:
  • si tratta di un intervento acuto, non cronico: è stata somministrata una singola dose, e non si conoscono gli effetti di un consumo ripetuto nel tempo;
  • il campione era molto ristretto (solo 20 persone), quindi non rappresentativo;
  • i partecipanti erano tutti sani: non è chiaro se i risultati possano essere estesi a persone con patologie cardiovascolari o metaboliche.

In sintesi: lo studio mostra che, dopo un consumo abbondante e isolato, l’eritritolo può temporaneamente aumentare il potenziale trombotico, ma non prova che causi eventi cardiovascolari reali.

​ Serve cautela, ma soprattutto servono studi clinici più ampi e di più lunga durata.
🔗Vai allo studio
​

​3. Studio su cellule cerebrali (2025)
Uno studio pubblicato su Neurology nell’ottobre 2025 ha sollevato nuove preoccupazioni sul possibile legame tra consumo di dolcificanti ipocalorici (sia artificiali che naturali) e declino cognitivo nel tempo. 
​
In cosa consisteva lo studio?
È uno studio prospettico osservazionale durato 8 anni, basato su oltre 12.700 adulti brasiliani (età media: circa 52 anni), senza demenza al basale. Sono stati analizzati i consumi alimentari e monitorate nel tempo le performance cognitive, attraverso 6 test ripetuti in 3 fasi dello studio.

Il consumo di dolcificanti è stato rilevato tramite questionario sulla frequenza alimentare e ha incluso:
  • Aspartame
  • Saccarina
  • Acesulfame K
  • Eritritolo
  • Xilitolo
  • Sorbitolo
  • Tagatosio
 I risultati principali
  • Nei partecipanti under 60, chi consumava più dolcificanti mostrava un declino più rapido nella fluidità verbale e nella cognizione globale.
  • Anche nei partecipanti con diabete, l’associazione era significativa: maggiore consumo = declino accelerato di memoria e cognizione globale.
  • In particolare, il consumo di eritritolo, aspartame, saccarina, sorbitolo e xilitolo era collegato a peggioramenti nei domini di memoria e linguaggio.
  • Nessuna associazione significativa è stata invece trovata tra dolcificanti e declino cognitivo nei soggetti sopra i 60 anni.
Lo studio non dimostra un rapporto causale, ma segnala un’associazione statisticamente significativa.
🔗 Vai allo studio su Neurology

​Ciò suggerisce che l’utilizzo abituale di dolcificanti – anche naturali come eritritolo o xilitolo – potrebbe non essere del tutto neutro per il cervello, specie in soggetti giovani e in età lavorativa.

​Quanto eritritolo possiamo usare con tranquillità?

Non c’è ancora una “dose sicura” ufficiale, ma possiamo seguire il principio di precauzione.

Negli ultimi anni, l’uso dell’eritritolo è cresciuto in modo esponenziale. Lo troviamo ormai in una miriade di prodotti confezionati, soprattutto quelli etichettati come light, sugar-free o keto friendly.

Snack, barrette proteiche, bevande gassate, caramelle, chewing gum, yogurt dolcificati e persino prodotti da forno ne possono contenere quantità significative.
Questo espone i consumatori al rischio concreto di un’assunzione involontaria e cumulativa, soprattutto se si utilizzano anche cucchiaini di eritritolo puro a casa per dolcificare bevande o ricette.

È quindi più facile superare la soglia giornaliera di tolleranza, anche senza accorgersene, in particolare per i bambini, le persone più leggere o chi segue un’alimentazione ricca di prodotti industriali “senza zuccheri aggiunti”.
​
Ecco una tabella riepilogativa dei livelli di consumo, con esempi concreti e un richiamo ai dati emersi dagli studi più recenti:
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​👉 Queste soglie si riferiscono alla popolazione adulta in buona salute. Nei bambini o in soggetti con patologie, è prudente adottare soglie ancora più basse.

Ridurre lo zucchero senza dolcificanti si può

Sebbene l’eritritolo sia generalmente riconosciuto come sicuro per il consumo umano, recenti evidenze suggeriscono che livelli plasmatici elevati, raggiungibili anche con dosi comunemente assunte attraverso alimenti, potrebbero aumentare la reattività piastrinica e il rischio cardiovascolare. Resta da chiarire se questo effetto sia attribuibile esclusivamente all’eritritolo esogeno, a quello endogeno, o a una combinazione dei due, dato che il metabolismo umano dell’eritritolo non è ancora del tutto compreso.

Il principio di precauzione dovrebbe valere sempre, non solo nel caso dei dolcificanti come l’eritritolo. Anche se sono utili per ridurre l’apporto calorico e mantenere stabile la glicemia, la verità è che non conosciamo ancora del tutto gli effetti di un uso prolungato e frequente. Per questo, vale la pena fare uno sforzo in più e imparare a ridurre in modo naturale il consumo di zuccheri, senza sostituirli automaticamente con alternative dolcificanti.
Ecco 5 strategie pratiche e sostenibili per iniziare:

 1. Usa meno zucchero rispetto al solito. Semplice ma potente. Inizia riducendo progressivamente la quantità di zucchero che usi nel caffè, nelle ricette, nelle bevande fatte in casa. Il palato si abitua in fretta, e dopo poche settimane, ti sembreranno troppo dolci le quantità che prima consideravi normali.

 2. Leggi le etichette e controlla quali zuccheri sono presenti. Saccarosio, sciroppo di glucosio-fruttosio, maltodestrine, zuccheri “nascosti” nei prodotti industriali: non tutti gli zuccheri sono uguali. Imparare a riconoscerli è il primo passo per fare scelte più consapevoli. Attenzione anche a quando lo zucchero compare tra i primi ingredienti: significa che ce n’è molto.

3. Scegli zuccheri a basso indice glicemico
(IG). Quando usi uno zucchero, meglio preferire quelli con un impatto glicemico più graduale, come lo zucchero di cocco o il miele grezzo, da usare comunque con moderazione. Anche i cibi integrali e ricchi di fibre aiutano a modulare la risposta glicemica complessiva del pasto.

 4. Punta su frutta intera e spezie dolci. Frutta fresca (intera, non frullata) e spezie come cannella, vaniglia, cardamomo o anice stellato possono aiutare a soddisfare il desiderio di dolce in modo naturale. Sono ottime anche per insaporire dolci casalinghi, yogurt o porridge, riducendo o eliminando lo zucchero aggiunto.

 5. Rieduca il palato: meno dolce ≠ meno buono. Più riduciamo lo zucchero, più diventiamo sensibili alla dolcezza naturale degli alimenti. Riscoprire il sapore autentico di ingredienti come mandorle, zucca, carote, mele o fichi secchi può essere sorprendente. Il gusto dolce è presente in natura, non serve sempre aggiungerlo. Prova il mio Zuccamisù!
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Fonti:
​​https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6827307/
​https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31511322/
​https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0006295222003811
​https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6827307/

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Alessandra Piazza counselor del benessere alimentare
Alessandra Piazza
Counselor del benessere alimentare e fondatrice di AlimentaMente Academy. Mi occupo di educazione alimentare attraverso consulenze e corsi dedicati al rapporto tra alimentazione, microbiota intestinale e benessere. In questo blog condivido ricerche, approfondimenti e ricette per portare un pizzico di scienza nel piatto ogni giorno.
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