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Eritritolo, cosa sappiamo davvero su questo dolcificante

26/9/2025

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Articolo aggiornato nell'Ottobre 2026
Forse è capitato anche a te. Decidi di ridurre lo zucchero e, quasi senza pensarci, il carrello si riempie di scritte rassicuranti: "zero zuccheri", "senza zuccheri aggiunti", "keto", il dolcificante "naturale" per il caffè. Sembra la scelta giusta, e per anni lo è sembrata anche alla scienza. L'eritritolo, il dolcificante che sta dietro a molti di questi prodotti, è stato considerato un'alternativa sicura e intelligente allo zucchero: quasi nessuna caloria, nessun effetto sulla glicemia, niente carie e, se usato con moderazione, nessun disturbo digestivo. Una sorta di dolcificante "perfetto".
Ma nessuno è perfetto. Dal 2023 alcuni studi hanno portato alla luce dati che meritano attenzione, a partire da una ricerca pubblicata su Nature Medicine; uno studio più recente li ha ridimensionati; e nel frattempo l'Autorità europea per la sicurezza alimentare ha fissato, per la prima volta, una dose giornaliera. In questo articolo mettiamo in fila cosa sappiamo davvero, senza allarmismi inutili ma con il giusto senso critico, e vediamo come ridurre lo zucchero senza doverlo per forza sostituire.
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In questo articolo approfondiremo:

  • 1. Cos'è l'eritritolo e dove lo troviamo
  • 2. Perché era considerato sicuro
  • 3. Eritritolo, la dose giornaliera: cosa dice oggi l'EFSA
  • 4. Eritritolo nel sangue: lo produciamo anche noi
  • 5. Eritritolo, cuore e cervello: cosa dicono gli studi
  • 6. Quanto eritritolo possiamo usare con tranquillità
  • 7. Ridurre lo zucchero senza dolcificanti si può
  • 8. Domande frequenti
 

Cos'è l'eritritolo e dove lo troviamo

L'eritritolo è un poliolo, cioè un tipo di carboidrato che ha una struttura simile a quella di uno zucchero, ma viene trattato dal corpo in modo diverso. In etichetta lo trovi anche con la sigla E968.

Si trova naturalmente in piccole quantità in alcuni frutti, funghi e alimenti fermentati. Quello usato a livello industriale si ottiene tramite fermentazione del glucosio con lieviti naturali.

Dolcifica circa il 70% rispetto allo zucchero da tavola, con un apporto calorico quasi nullo (circa 0,2 kcal per grammo) e un indice glicemico pari a zero.

Negli ultimi anni il suo uso è cresciuto moltissimo. Lo troviamo in bibite "zero", barrette proteiche, gomme e caramelle senza zucchero, gelati e dolci light o keto, e spesso è l'ingrediente principale, in peso, delle miscele dolcificanti vendute come "stevia" o "frutto del monaco". Compare sempre più spesso anche nei dolci senza glutine "senza zuccheri aggiunti": l'eritritolo in sé è naturalmente privo di glutine, ma per chi segue un'alimentazione gluten free vale la pena girare la confezione, perché i "senza" in etichetta tendono a moltiplicarsi. Saper leggere un’etichetta è il modo più semplice per sapere quanto eritritolo stiamo davvero mangiando.

 

Perché era considerato sicuro

Le principali agenzie per la sicurezza alimentare, tra cui EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e FDA (l'ente americano per alimenti e farmaci), hanno per anni ritenuto l'eritritolo sicuro per il consumo umano. In particolare:

  • non risultava tossico, né pericoloso per i reni o il fegato;
  • quasi non veniva trasformato dal corpo né fermentato nel colon, quindi non dava il gonfiore tipico di altri polioli;
  • il comitato scientifico europeo che lo valutò per primo non aveva ritenuto necessario fissare una dose giornaliera accettabile, come per gli altri polioli, perché i dati non indicavano effetti negativi.
 

Eritritolo, la dose giornaliera: cosa dice oggi l'EFSA

Nel dicembre 2023 l'EFSA ha pubblicato una nuova valutazione ufficiale sull'eritritolo. La sostanza continua a essere considerata non tossica: viene ben assorbita dall'intestino, il corpo la trasforma solo in minima parte e la elimina per lo più con le urine, senza accumularsi nei tessuti.

Tuttavia, sono state aggiunte alcune precisazioni importanti sui possibili effetti sull'intestino.

Per la prima volta l'EFSA ha fissato una dose giornaliera accettabile (in sigla ADI, cioè la quantità che si può assumere ogni giorno, per tutta la vita, senza rischi apprezzabili): 0,5 grammi per kg di peso corporeo al giorno. Questa soglia serve a proteggerci dall'effetto lassativo e dalle sue possibili conseguenze nel tempo, come uno squilibrio dei sali minerali.

Esempio pratico:

  • una persona di 70 kg non dovrebbe superare i 35 g al giorno;
  • nei bambini e nelle persone più leggere la soglia è più bassa: per 20 kg di peso sono 10 g;
  • dosi superiori, soprattutto se assunte in una volta sola, possono provocare gonfiore, crampi e diarrea.

L'EFSA ha anche osservato che chi consuma molti prodotti con eritritolo rischia di superare questa soglia, soprattutto bambini e ragazzi. Si tratta di stime prudenziali, probabilmente per eccesso, tanto che l'Autorità ha chiesto dati più precisi su gelati, dolci e bibite per affinarle. Ma il messaggio è chiaro: con l'eritritolo è facile esagerare senza accorgersene. Per lo stesso motivo l'EFSA ha confermato che sui prodotti che ne contengono più del 10% deve restare l'avvertenza "un consumo eccessivo può avere effetti lassativi".

Quando in consulenza facciamo insieme il conto di quello che arriva in una giornata, la bibita "zero" a pranzo, la barretta proteica nel pomeriggio, le gomme in macchina, il cucchiaino di dolcificante nel caffè, la reazione è quasi sempre la stessa: "ma io pensavo di mangiare sano". Ed è vero, l'intenzione era proprio quella. Non è una questione di colpa: i prodotti "senza zucchero" sono pensati per essere scelti a cuor leggero, uno alla volta. Il punto non è averne paura, ma imparare a vederli tutti insieme.

 

Eritritolo nel sangue: lo produciamo anche noi

È importante sapere che l'eritritolo non arriva nel sangue solo con il cibo. Il nostro corpo può produrlo da sé, come sottoprodotto del modo in cui le cellule usano il glucosio (gli studiosi la chiamano via del pentoso fosfato). Succede in piccole quantità anche in condizioni normali, ma i livelli possono aumentare in situazioni di:

  • stress ossidativo;
  • diabete di tipo 2;
  • sindrome metabolica;
  • insulino-resistenza.

Questo significa che alti livelli di eritritolo nel sangue non indicano necessariamente un consumo eccessivo con gli alimenti, ma potrebbero essere il segno di un'alterazione del metabolismo già in corso. Teniamolo a mente, perché è una chiave importante per leggere gli studi che seguono.

 

Eritritolo, cuore e cervello: cosa dicono gli studi

Prima di capire in quali quantità possiamo continuare a usare l'eritritolo in modo consapevole, è doveroso guardare gli studi più significativi. Dal 2023 a oggi ne sono usciti diversi, con risultati non sempre concordi: alcuni hanno messo in dubbio la sua assoluta innocuità, soprattutto se consumato in grandi quantità o da persone con problemi cardiovascolari, mentre uno studio più recente non ha confermato quei segnali. Eccoli in ordine di tempo.

1. Nature Medicine (2023)

Uno studio internazionale ha analizzato oltre 4.000 persone che si erano sottoposte a controlli cardiologici, quindi già più a rischio della media, in tre gruppi (Stati Uniti ed Europa). Chi aveva i livelli più alti di eritritolo nel sangue aveva un rischio circa doppio di infarto, ictus o morte nei tre anni successivi, rispetto a chi aveva i livelli più bassi.

□ Vai allo studio su Nature Medicine

Non si tratta di una metanalisi, ma di un lavoro composto da più fasi, osservazionale, di laboratorio e di intervento sulle persone, che mirava a valutare il possibile legame tra eritritolo e rischio cardiovascolare.

In laboratorio è stato osservato che l'eritritolo rende le piastrine più reattive, cioè facilita la formazione di coaguli di sangue, sia su piastrine umane in provetta sia su animali da laboratorio.

Infine, gli autori hanno condotto un piccolo studio pilota su 8 volontari sani, dando loro una bevanda con 30 g di eritritolo. I livelli di eritritolo nel sangue sono aumentati di più di 1000 volte e sono rimasti elevati per oltre 48 ore, superando le soglie che in laboratorio attivavano le piastrine.

Questo ha sollevato la domanda se un singolo consumo "tipico" di alimenti con eritritolo possa aumentare temporaneamente il rischio di trombosi, specie nelle persone predisposte.

Ma attenzione: non è stato dimostrato che l'eritritolo causi questi eventi. È uno studio di associazione, non conclusivo.

Un limite importante: lo studio ha misurato l'eritritolo presente nel sangue, non quanto ne mangiassero le persone. I campioni risalivano al 2007-2009, quando l'eritritolo era ancora poco diffuso, e chi aveva i livelli più alti era in media più anziano e più spesso diabetico: è possibile che, almeno in parte, si trattasse di eritritolo prodotto dal corpo stesso.

Lo studio non dimostra che l'eritritolo causi direttamente eventi cardiovascolari, ma solleva interrogativi importanti sulla sua sicurezza quando usato in grandi quantità o tutti i giorni, come può accadere oggi con l'ampia diffusione nei prodotti light o "senza zucchero".

2. Studio sui volontari sani (2024)

Nel 2024 un breve ma significativo studio clinico pubblicato su Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology ha sollevato ulteriori interrogativi.

In questo caso i ricercatori hanno voluto capire se una singola assunzione di 30 grammi di eritritolo, una quantità che si può trovare in alcune bibite o in una porzione abbondante di dolci light, modificasse la reattività delle piastrine, cioè la tendenza del sangue a coagulare.

Lo studio è stato condotto su soli 20 volontari sani (10 per gruppo) e ha confrontato l'eritritolo con il glucosio.

I risultati: dopo l'eritritolo si è registrato un aumento molto marcato dei suoi livelli nel sangue (oltre 1000 volte rispetto alla partenza), accompagnato da una maggiore attivazione delle piastrine, le cellule coinvolte nella formazione dei coaguli. Nessun effetto simile nel gruppo che aveva assunto glucosio.

Tuttavia, è fondamentale evidenziare i limiti dello studio:

  • si tratta di un intervento singolo, non ripetuto: non si conoscono gli effetti di un consumo nel tempo;
  • il campione era molto ristretto (solo 20 persone), quindi non rappresentativo;
  • i partecipanti erano tutti sani: non è chiaro se i risultati valgano per persone con malattie cardiovascolari o metaboliche.

Il punto: dopo un consumo abbondante e isolato, l'eritritolo può aumentare temporaneamente la tendenza a formare coaguli, ma lo studio non prova che causi eventi cardiovascolari reali.

Serve cautela, ma soprattutto servono studi clinici più ampi e di più lunga durata.

□ Vai allo studio

3. Studio su cellule cerebrali (2025)

Nel giugno 2025 alcuni ricercatori dell'Università del Colorado a Boulder hanno pubblicato sul Journal of Applied Physiology uno studio di laboratorio. Hanno esposto per tre ore a eritritolo le cellule che rivestono i piccoli vasi sanguigni del cervello, a una concentrazione pari a quella raggiunta dopo una normale bibita dolcificata.

Rispetto alle cellule non trattate, quelle esposte all'eritritolo hanno mostrato:

  • più stress ossidativo, cioè più "radicali liberi" che possono danneggiare le cellule;
  • meno ossido nitrico, la molecola che fa rilassare e dilatare i vasi;
  • più endotelina-1, una proteina che invece li restringe;
  • una ridotta capacità di produrre la sostanza naturale che scioglie i coaguli.

È però uno studio su cellule in laboratorio, non sulle persone, con un'unica esposizione di poche ore. Ci aiuta a capire un possibile meccanismo, ma non ci dice cosa accade davvero nel nostro corpo.

□ Vai allo studio

4. Dolcificanti e memoria (2025)

Uno studio pubblicato su Neurology nel settembre 2025 ha sollevato nuove preoccupazioni sul possibile legame tra consumo di dolcificanti ipocalorici (sia artificiali sia di origine naturale) e declino cognitivo nel tempo.

In cosa consisteva lo studio?
È uno studio osservazionale durato 8 anni, che ha seguito nel tempo oltre 12.700 adulti brasiliani (età media circa 52 anni), tutti senza demenza all'inizio. Sono stati raccolti i consumi alimentari e misurate più volte le capacità cognitive, attraverso 6 test ripetuti in 3 momenti diversi.

Il consumo di dolcificanti è stato rilevato con un questionario sulle abitudini alimentari e ha incluso:

  • aspartame
  • saccarina
  • acesulfame K
  • eritritolo
  • xilitolo
  • sorbitolo
  • tagatosio

I risultati principali

  • Nei partecipanti sotto i 60 anni, chi consumava più dolcificanti mostrava un declino più rapido nella fluidità verbale (la facilità nel trovare le parole) e nelle capacità cognitive nel loro insieme.
  • Anche nei partecipanti con diabete l'associazione era significativa: più consumo, declino più rapido di memoria e capacità cognitive.
  • In particolare, il consumo di eritritolo, aspartame, saccarina, acesulfame K, sorbitolo e xilitolo era collegato a peggioramenti di memoria e linguaggio; solo il tagatosio non ha mostrato alcun legame.
  • Nessuna associazione significativa è stata invece trovata nelle persone sopra i 60 anni.

Nel complesso, chi ne consumava di più ha avuto un declino più rapido del 62% rispetto a chi ne consumava meno: l'equivalente di circa un anno e mezzo di invecchiamento in più del cervello.

Lo studio non dimostra un rapporto di causa ed effetto, ma segnala un'associazione statisticamente significativa.

□ Vai allo studio su Neurology

Ciò suggerisce che l'uso abituale di dolcificanti, anche di origine naturale come eritritolo o xilitolo, potrebbe non essere del tutto neutro per il cervello, specie nelle persone giovani e in età lavorativa.

5. Studio svizzero (2026)

A fine settembre 2026 un gruppo di ricercatori di Basilea e Berna ha diffuso i risultati di uno studio registrato con il codice NCT04966299. A 14 volontari sani è stata data, in giorni diversi e senza che sapessero cosa stavano bevendo, una bevanda con eritritolo (50 g, più della dose usata negli studi precedenti), una con xilitolo (33,5 g) oppure semplice acqua.

Nonostante i livelli di eritritolo e xilitolo nel sangue fossero saliti molto, le piastrine non sono diventate più reattive e nessuno dei segnali di attivazione della coagulazione è aumentato. Anche in laboratorio, aggiungendo i due dolcificanti al sangue, non si è visto alcun effetto diretto sulle piastrine.

Anche qui, però, i limiti vanno detti con chiarezza:

  • è un preprint, cioè risultati preliminari non ancora pubblicati su una rivista scientifica dopo la revisione di altri esperti;
  • il campione è piccolo: 14 persone, tutte sane;
  • riguarda una singola dose, non un consumo ripetuto nel tempo.

Oggi, quindi, gli studi sulle persone danno risultati contrastanti: due piccoli studi americani hanno osservato piastrine più reattive, questo studio svizzero no. La prudenza resta ragionevole, ma senza allarmismi. Gli stessi autori ricordano che servono studi più ampi e più lunghi, soprattutto su chi ha già un rischio cardiovascolare.

□ Vai allo studio (preprint)

Come leggere questi studi

Gli studi che hanno acceso il campanello d'allarme sono piccoli, fatti in laboratorio oppure basati sull'osservazione, che mostra un legame ma non una causa. Lo studio che non ha confermato l'effetto sulle piastrine è piccolo anch'esso, e ancora preliminare. Nessuno, oggi, dimostra che l'eritritolo causi infarti, ictus o perdita di memoria; ma nessuno dimostra nemmeno che un uso quotidiano e prolungato sia del tutto neutro. È proprio la situazione in cui ha senso il principio di precauzione: non paura, ma misura.

 

Quanto eritritolo possiamo usare con tranquillità

Una dose ufficiale oggi esiste, ma riguarda solo l'intestino: è la soglia di 0,5 g per kg di peso fissata dall'EFSA. Manca invece una valutazione ufficiale che tenga conto dei nuovi dati su cuore e coagulazione. Per questo vale la pena seguire il principio di precauzione.

Negli ultimi anni l'uso dell'eritritolo è cresciuto in modo esponenziale. Lo troviamo ormai in una miriade di prodotti confezionati, soprattutto quelli etichettati come light, sugar-free o keto friendly.

Snack, barrette proteiche, bevande gassate, caramelle, chewing gum, yogurt dolcificati e persino prodotti da forno ne possono contenere quantità significative. Questo espone al rischio concreto di un'assunzione involontaria e cumulativa, soprattutto se a casa si usano anche cucchiaini di eritritolo puro per dolcificare bevande o ricette.

È quindi più facile superare la soglia giornaliera, anche senza accorgersene, in particolare per i bambini, le persone più leggere o chi segue un'alimentazione ricca di prodotti industriali "senza zuccheri aggiunti".

Ecco una tabella riepilogativa dei livelli di consumo, con esempi concreti e un richiamo ai dati emersi dagli studi più recenti:

Livello Quantità (adulto di circa 70 kg) Esempio Considerazioni
Basso Fino a 10–15 g al giorno Qualche caramella o gomma senza zucchero, un cucchiaino nel caffè Ben tollerato dall'intestino dalla maggior parte delle persone. Sugli effetti a lungo termine su cuore e coagulazione i dati sono ancora pochi.
Moderato 20–25 g al giorno, distribuiti nella giornata 2–3 prodotti con eritritolo, ad esempio un dolce "senza zucchero" e una barretta proteica Sotto la dose EFSA, ma non da ripetere tutti i giorni: attenzione alla somma di più prodotti.
Alto 30 g in una sola volta La quantità che si può trovare in alcune bibite dolcificate o in una porzione abbondante di dolci light È la dose degli studi americani che hanno osservato piastrine più reattive. Uno studio svizzero con 50 g non lo ha confermato. Meglio non farne un'abitudine, soprattutto se c'è un rischio cardiovascolare.
Oltre la dose EFSA Più di 35 g al giorno (0,5 g per kg di peso) Dolci industriali, bibite e gomme o caramelle senza zucchero nella stessa giornata Supera la dose giornaliera accettabile: rischio concreto di gonfiore, crampi e diarrea. Gli effetti di un consumo così alto e prolungato non sono ancora ben valutati.
 

□ Queste soglie si riferiscono a un adulto di circa 70 kg in buona salute: per una persona più leggera la soglia è più bassa (ad esempio 25 g per 50 kg). Nei bambini o in chi ha patologie è prudente restare ancora più bassi. Le fasce sono indicative: le abbiamo costruite partendo dalla dose EFSA e dalle quantità usate negli studi.

Quando parlo di principio di precauzione, qualcuno si irrigidisce: "allora devo buttare tutto?". No. Precauzione non vuol dire paura, vuol dire misura. Una gomma senza zucchero dopo pranzo non è un problema; il problema, semmai, è quando i prodotti "senza" diventano la base della giornata e il gusto dolce non si spegne mai. Lì vale la pena fermarsi un momento e chiedersi non tanto quale dolcificante scegliere, ma quanto dolce ci serve davvero.

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Ridurre lo zucchero senza dolcificanti si può

Anche se l'eritritolo è generalmente riconosciuto come sicuro, alcuni studi recenti suggeriscono che livelli elevati nel sangue, raggiungibili anche con le quantità di alcuni prodotti, potrebbero rendere le piastrine più reattive e aumentare il rischio cardiovascolare, anche se uno studio del 2026 non ha confermato questo effetto. Resta da chiarire quanto pesi l'eritritolo che mangiamo e quanto quello che produciamo da soli, perché il modo in cui il nostro corpo lo gestisce non è ancora del tutto compreso.

Il principio di precauzione dovrebbe valere sempre, non solo per i dolcificanti come l'eritritolo. Anche se sono utili per ridurre le calorie e mantenere stabile la glicemia, la verità è che non conosciamo ancora del tutto gli effetti di un uso prolungato e frequente. Per questo vale la pena fare uno sforzo in più e imparare a ridurre in modo naturale il consumo di zuccheri, senza sostituirli automaticamente con alternative dolcificanti.

Ecco 5 strategie pratiche e sostenibili per iniziare:

1. Usa meno zucchero rispetto al solito. Semplice ma potente. Inizia riducendo progressivamente la quantità di zucchero che usi nel caffè, nelle ricette, nelle bevande fatte in casa. Il palato se ne accorge: nel giro di un paio di mesi di riduzione, gli stessi dolci sembrano più dolci di prima, come ha mostrato uno studio americano del 2016, e molte persone che seguo mi raccontano che quelli di una volta ora le stuccano. È un cambiamento che dura finché dura l'abitudine (lo conferma anche un ampio studio olandese del 2025): per questo conta più tenere poco zucchero in casa e nella tazza che fare affidamento sulla forza di volontà.

2. Leggi le etichette e controlla quali zuccheri sono presenti. Saccarosio, sciroppo di glucosio-fruttosio, maltodestrine, zuccheri "nascosti" nei prodotti industriali: non tutti gli zuccheri sono uguali. Imparare a riconoscerli è il primo passo per scelte più consapevoli. Attenzione anche a quando lo zucchero compare tra i primi ingredienti: significa che ce n'è molto.

3. Quando usi uno zucchero, scegli quelli a impatto più graduale. Lo zucchero di cocco integrale, per esempio, ha un indice glicemico più basso dello zucchero bianco, ma resta uno zucchero: la differenza vera la fa la quantità, quindi va usato comunque con moderazione. Anche i cibi integrali e ricchi di fibre aiutano a rendere più graduale la curva della glicemia dopo il pasto.

4. Punta su frutta intera e spezie dolci. Frutta fresca (intera, non frullata) e spezie come cannella, vaniglia, cardamomo o anice stellato aiutano a soddisfare il desiderio di dolce in modo naturale. Sono ottime anche per insaporire dolci casalinghi, yogurt o porridge, riducendo o eliminando lo zucchero aggiunto.

5. Riscopri la dolcezza che c'è già: meno dolce non vuol dire meno buono. Mandorle, zucca, carote, mele, fichi secchi hanno un sapore dolce che spesso copriamo con lo zucchero aggiunto. Riscoprire il loro sapore autentico può essere sorprendente. Il gusto dolce è presente in natura, non serve sempre aggiungerlo. Prova il mio Zuccamisù!

C'è una cosa che vedo succedere quasi sempre, ed è il motivo per cui insisto sulla riduzione graduale: il palato si riabitua. Le prime settimane il caffè sembra amaro e lo yogurt bianco "sa di poco". Poi, quasi all'improvviso, si riassaggia il dolce di prima e lo si trova stucchevole. È lì che si capisce che non stavamo rinunciando a qualcosa: stavamo solo ritrovando un gusto più fine. Il segreto è non tornare indietro tutto d'un colpo, perché il palato si riadatta anche nell'altra direzione. E il dolce scelto, quando arriva, si gusta molto di più.

 

In sintesi

L'eritritolo non è il nemico che certi titoli hanno descritto, e non è nemmeno il dolcificante perfetto che si pensava. Oggi sappiamo che ha una soglia ufficiale, fissata dall'EFSA per proteggere l'intestino, e che alcuni studi hanno sollevato domande sul cuore e sul cervello a cui la scienza non ha ancora dato una risposta definitiva. Gli ultimi dati, anzi, vanno in direzioni diverse: proprio per questo la strada più saggia non è la paura, ma la misura.

In pratica significa usarlo con leggerezza, come un'eccezione e non come una base: leggere le etichette per accorgersi di quanti prodotti "senza zucchero" entrano nella giornata, evitare le grandi quantità in una volta sola e prestare più attenzione se si hanno già problemi cardiovascolari o metabolici.

E soprattutto ricordare che la vera alternativa allo zucchero non è un altro dolcificante: è un'abitudine nuova, fatta di meno dolce in casa e di più attenzione alla dolcezza che il cibo ha già. Nel giro di un paio di mesi ci si accorge che lo stesso dolce sembra più dolce; il resto lo fa la costanza.

 

Domande frequenti

L'eritritolo fa male?
Alle quantità normali non ci sono prove che faccia male. L'EFSA lo considera non tossico e ha fissato una dose giornaliera di 0,5 g per kg di peso per evitare i disturbi intestinali. Sul cuore, invece, il quadro è aperto: alcuni studi hanno trovato un legame tra livelli alti di eritritolo nel sangue ed eventi cardiovascolari, e due piccoli studi hanno osservato piastrine più reattive dopo una dose abbondante. Uno studio svizzero del 2026, ancora preliminare, non ha confermato questo effetto. In attesa di dati più solidi è ragionevole non esagerare, soprattutto se si ha già un rischio cardiovascolare: in quel caso è bene parlarne con il proprio medico.

Quanto eritritolo si può assumere al giorno?
L'EFSA ha fissato una dose giornaliera accettabile di 0,5 g per kg di peso, circa 35 g per una persona di 70 kg. È una soglia pensata per l'intestino: per cuore e coagulazione non esiste ancora un limite ufficiale. Per prudenza conviene restare ben al di sotto ed evitare di assumerne molto in una volta sola.

L'eritritolo va bene per chi ha il diabete?
Non alza la glicemia, ed è per questo che è così diffuso nei prodotti per chi ha il diabete. Però nelle persone con diabete l'organismo tende già a produrne di più, e nello studio su Neurology il legame tra dolcificanti e declino della memoria era più marcato proprio in questo gruppo. Meglio usarlo con moderazione e valutare insieme al diabetologo, puntando, quando possibile, a ridurre il bisogno di dolce.

Quali sono gli effetti collaterali dell'eritritolo?
Il più comune riguarda l'intestino. Gran parte dell'eritritolo viene assorbita prima di arrivare all'intestino crasso, ed è per questo che in genere si tollera meglio di altri polioli. Ma quando la quantità è alta, la parte che non viene assorbita richiama acqua nell'intestino, e questo può dare gonfiore, crampi o diarrea. È il motivo per cui l'EFSA ha fissato la sua soglia e per cui sui prodotti che ne contengono più del 10% deve comparire l'avvertenza sugli effetti lassativi.

Si può dare l'eritritolo ai bambini?
La soglia dipende dal peso, quindi per un bambino è molto più bassa: per 20 kg sono 10 g al giorno, e l'EFSA ha osservato che proprio bambini e ragazzi sono i più esposti al rischio di superarla. Più che sostituire lo zucchero con un dolcificante, conviene abituarli fin da piccoli a sapori meno dolci. Ne parlo anche nell'articolo su bambini, adolescenti e zuccheri.

L'eritritolo è senza glutine?
Sì, l'eritritolo è naturalmente privo di glutine. Nei prodotti finiti, però, conta la lista ingredienti completa, e un dolce "senza glutine e senza zucchero" non è automaticamente una scelta più sana: può essere un prodotto molto lavorato, con più dolcificanti e additivi. Anche qui, l'etichetta dice più della scritta sulla confezione.

 

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Nota: le informazioni riportate in questo articolo hanno scopo divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire il parere del medico, del nutrizionista o di altro professionista sanitario qualificato. Per situazioni cliniche specifiche, terapie in corso o condizioni particolari, è sempre opportuno rivolgersi al proprio professionista di fiducia.

Fonti e bibliografia

  • Witkowski M et al. The artificial sweetener erythritol and cardiovascular event risk. Nature Medicine 2023;29:710-718. doi:10.1038/s41591-023-02223-9
  • Witkowski M et al. Ingestion of the non-nutritive sweetener erythritol, but not glucose, enhances platelet reactivity and thrombosis potential in healthy volunteers. Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology 2024;44(9):2136-2141. doi:10.1161/ATVBAHA.124.321019
  • Berry AR et al. The non-nutritive sweetener erythritol adversely affects brain microvascular endothelial cell function. Journal of Applied Physiology 2025;138(6):1571-1577. doi:10.1152/japplphysiol.00276.2025
  • Association Between Consumption of Low- and No-Calorie Artificial Sweeteners and Cognitive Decline: An 8-Year Prospective Study. Neurology 2025;105(7):e214023. doi:10.1212/WNL.0000000000214023
  • Wölnerhanssen BK et al. No evidence for increased platelet reactivity with xylitol or erythritol sweeteners in healthy humans. medRxiv, preprint, 29 settembre 2026. doi:10.64898/2026.09.25.26364060 · ClinicalTrials.gov NCT04966299
  • EFSA Panel on Food Additives and Flavourings. Re-evaluation of erythritol (E 968) as a food additive. EFSA Journal 2023;21(12):8430. doi:10.2903/j.efsa.2023.8430
  • Wise PM et al. Reduced dietary intake of simple sugars alters perceived sweet taste intensity but not perceived pleasantness. American Journal of Clinical Nutrition 2016;103(1):50-60.
  • Čad EM et al. The Sweet Tooth Trial: A Parallel Randomized Controlled Trial Investigating the Effects of A 6-Month Low, Regular, or High Dietary Sweet Taste Exposure on Sweet Taste Liking, and Various Outcomes Related to Food Intake and Weight Status. American Journal of Clinical Nutrition 2026;123(1):101073. doi:10.1016/j.ajcnut.2025.09.041
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Alessandra Piazza counselor del benessere alimentare
Alessandra Piazza
Counselor del benessere alimentare e fondatrice di AlimentaMente Academy. Mi occupo di educazione alimentare attraverso consulenze e corsi dedicati al rapporto tra alimentazione, microbiota intestinale e benessere. In questo blog condivido ricerche, approfondimenti e ricette per portare un pizzico di scienza nel piatto ogni giorno.
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