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Nuove linee guida alimentari usa 2025

12/1/2026

 

Dalla demonizzazione dei grassi alle nuove Dietary Guidelines USA: cosa ci insegna questa storia sul modo in cui mangiamo

Ogni volta che escono nuove linee guida alimentari sembra che il mondo si divida in due: chi pensa di aver sempre avuto ragione e chi si sente improvvisamente fuori strada.

Eppure, se guardiamo indietro con un minimo di onestà, scopriamo una cosa semplice: le linee guida non hanno mai raccontato tutta la storia.
Hanno raccontato una storia possibile, dentro un determinato momento storico.

Capire perché oggi cambiano significa prima capire da dove arrivano.
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Il vero problema che viveva l'America

Negli anni ’70, negli Stati Uniti, le malattie cardiovascolari non erano un dettaglio statistico, erano un’emergenza.

Serviva un messaggio semplice, applicabile, replicabile.
E il messaggio fu questo: meno grassi.

Non perché si conoscesse tutto, ma perché era ciò che si riusciva a spiegare meglio, più velocemente, a più persone.

In quello stesso momento storico, però, accadeva altro:
  • il grano e il mais erano pilastri economici
  • l’industria cerealicola era fortissima
  • parlare di carboidrati “buoni” era conveniente, oltre che rassicurante

Così i cereali diventano la base dell’alimentazione.
Anche quando non erano integrali.
Anche quando erano raffinati.

Quando togliere grassi ha tolto anche qualcosa d’altro

Negli anni successivi, il messaggio low fat diventa cultura.
  • Il grasso fa paura.
  • Il burro diventa il simbolo di ciò che va evitato.
  • Le margarine e i grassi industriali entrano in scena come alternative “più sane”.
Ma nel frattempo succede qualcosa che nessuna linea guida aveva previsto:
le persone non sono più sazie.

Per compensare il grasso tolto, entrano zuccheri, addensanti, farine raffinate.
Il cibo diventa più povero dal punto di vista nutrizionale, ma apparentemente più “corretto”.

In quegli stessi anni:
  • aumentano obesità e diabete
  • peggiora la sazietà
  • cresce il consumo di alimenti ultra-processati

Solo molto più tardi arriverà una lettura diversa: il problema non era il burro in sé, ma aver tolto grassi veri da una dieta già fragile.

Oggi sappiamo che il consumo moderato di burro, dentro un’alimentazione ricca di fibre e vegetali, non ha l’impatto catastrofico che gli avevamo attribuito.

Poi arrivano gli oli di semi, e la storia si ripete

Quando qualcosa viene demonizzato, serve sempre un sostituto.
Gli oli di semi arrivano come risposta perfetta:
  • niente colesterolo
  • molti polinsaturi
  • numeri rassicuranti
Per anni funzionano benissimo… sulla carta.

Solo col tempo si capisce che:
  • non tutti gli oli sono uguali
  • la raffinazione industriale cambia l’alimento
  • l’eccesso di omega-6, senza contesto, crea nuovi squilibri
​
Ancora una volta, non era l’alimento il problema.
Era l’idea che bastasse sostituire senza capire.

Cosa dicevano le linee guida americane fino a ieri

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Le Dietary Guidelines for Americans vengono pubblicate ogni cinque anni da USDA e HHS.
Non sono semplici “consigli nutrizionali”, ma strumenti di politica sanitaria.
Servono a:
  • orientare mense scolastiche e ospedali
  • definire programmi di assistenza alimentare
  • influenzare l’educazione nutrizionale di milioni di persone
  • sostenere intere filiere agricole e produttive

Questo non le rende “false”.
Le rende inevitabilmente complesse. Ed è da qui che nasce il primo grande equivoco: pensare che riflettano solo la scienza, quando in realtà riflettono un equilibrio tra scienza, salute pubblica ed economia.

​Le linee guida 2020–2025 si inserivano in una continuità storica ben precisa.
Il modello di riferimento era MyPlate:
  • metà del piatto tra frutta e verdura
  • una quota importante di cereali (meglio se integrali)
  • una quota proteica “controllata”
  • latticini come categoria a sé

Il messaggio implicito era chiaro:
più carboidrati complessi, pochi grassi, proteine sotto osservazione.

Le carni rosse non erano vietate, ma raccomandate con moderazione.
Le carni processate sconsigliate, spesso però senza esempi concreti o indicazioni pratiche.
I latticini, soprattutto a basso contenuto di grassi, restavano fortemente presenti.
Tutto ruotava attorno ai nutrienti isolati:
  • grassi saturi <10% delle calorie
  • zuccheri aggiunti <10%
  • colesterolo progressivamente rimosso come parametro, ma senza un vero ripensamento del modello
Il risultato?
Una narrazione nutrizionale corretta nei numeri, ma spesso poco efficace nella realtà quotidiana. Infatti negli Stati Uniti oggi: oltre il 70% degli adulti è in sovrappeso o obeso, le patologie metaboliche sono un’emergenza sanitaria, il consumo di alimenti ultra-processati supera il 50% delle calorie totali

Perché oggi gli stati uniti cambiano rotta?

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Le nuove linee guida 2025–2030 segnano un cambio di linguaggio importante:
  • meno attenzione ossessiva ai nutrienti isolati
  • più attenzione al grado di trasformazione degli alimenti
  • maggiore enfasi sulle proteine come fattore di sazietà e stabilità metabolica

Negli Stati Uniti:
  • oltre il 50% delle calorie proviene da alimenti ultra-processati
  • obesità e sindrome metabolica sono emergenze sanitarie
Era inevitabile un cambio di rotta. Ma qui nasce il rischio opposto.

Il passaggio più frainteso in assoluto e che sta facendo molto rumore suscitando dibattiti e critiche, è che le nuove linee guida propongano un più alto consumo di carne 

​Molti studi che associano il consumo di carne rossa a:
  • aumento del rischio cardiovascolare
  • aumento della mortalità
sono studi osservazionali, non interventistici. Cosa significa? Che osservano correlazioni, non cause dirette.

Chi consuma più carne, in media:
  • fuma di più
  • consuma meno fibre
  • mangia meno frutta e verdura
  • ha uno stile di vita più sedentario
Quando questi fattori vengono corretti, il rischio associato alla carne si riduce drasticamente o diventa marginale (Annals of Internal Medicine, 2019; BMJ, 2020).

Questo non rende la carne “innocua”.
Ma ci dice una cosa fondamentale:
la quantità e il contesto contano più dell’alimento in sé.

Più proteine non significa più carne

​Questo è probabilmente uno dei passaggi più fraintesi delle nuove linee guida americane.

Il documento non invita a mangiare “più carne” in senso assoluto.
Invita piuttosto a rivalutare l’apporto proteico complessivo, riconoscendo il ruolo delle proteine nella regolazione della sazietà, della glicemia e nel mantenimento della massa magra.

Le evidenze scientifiche più recenti indicano che un apporto proteico leggermente più elevato rispetto al passato può essere metabolicamente vantaggioso, in particolare per:
  • donne adulte
  • persone sottoposte a stress cronico
  • soggetti over 40
  • persone con instabilità glicemica
Questo spostamento di attenzione, però, non coincide con un’indicazione a privilegiare automaticamente la carne, né tantomeno la carne rossa.

Nel documento si osserva, al massimo, una lieve enfasi sulle proteine di origine animale come fonti nutrient-dense e facilmente disponibili nel contesto alimentare statunitense, ma senza alcuna indicazione esclusiva o prioritaria.

La letteratura scientifica mostra infatti benefici comparabili quando le proteine provengono da:
  • legumi
  • uova
  • pesce
  • latticini fermentati
  • combinazioni vegetali ben strutturate
(American Journal of Clinical Nutrition, 2020; Nutrients, 2021)

Il punto centrale, quindi, non è “animale vs vegetale”, ma:
  • qualità delle fonti
  • varietà
  • frequenza
  • integrazione nel contesto complessivo del pasto​

Ed è proprio questa distinzione — tra quantità proteica e scelta consapevole delle fonti — che spesso si perde nel dibattito pubblico, ma che il nuovo documento, letto con attenzione, lascia chiaramente intendere.

Carne sì, ma come? Il tema ignorato delle cotture

Un aspetto quasi sempre assente nelle linee guida di tutto il mondo, è il metodo di cottura.
​

Eppure sappiamo che:
  • alte temperature (griglia, brace, frittura) favoriscono la formazione di:
    • ammine eterocicliche (HCA)
    • idrocarburi policiclici aromatici (PAH)
  • queste sostanze sono associate a processi infiammatori e mutageni
La stessa carne:
  • cotta lentamente
  • stufata
  • brasata
  • in umido
ha un impatto biologico completamente diverso.
Non è solo cosa mangiamo, ma come lo cuciniamo.

Il vero problema è continuare a cercare colpevoli

Prima erano i grassi.
Poi i carboidrati.
Ora rischiano di essere le proteine o la carne.

Ma il colpevole non è mai stato un alimento singolo.
È stata la perdita di relazione con il cibo, con le quantità, con il tempo, con la preparazione.

Nel percorso Mangiare Bene è Facile, lavoriamo proprio su questo:
non eliminare categorie, ma costruire equilibrio reale, sostenibile, ripetibile.

Concludendo

Negli ultimi mesi, mentre negli Stati Uniti venivano pubblicate le nuove Dietary Guidelines, anche in Italia sono state presentate le linee guida aggiornate e la nuova piramide alimentare, a cura del CREA e della SINU.

Un dettaglio, tra i tanti, è particolarmente interessante:
anche nel modello italiano si osserva un leggero aumento della quota proteica suggerita, insieme a una maggiore attenzione alla qualità delle fonti e al contesto complessivo dell’alimentazione.

Non si tratta di una rivoluzione, né di un cambio radicale di paradigma.
Ma è un segnale chiaro: le linee guida si stanno muovendo nella stessa direzione, perché i problemi a cui cercano di rispondere sono ormai condivisi.

Le linee guida cambiano perché cambiano le evidenze, ma anche perché cambiano le emergenze sanitarie e i sistemi alimentari.

Leggerle in modo acritico crea confusione.
Leggerle con consapevolezza crea autonomia.
​
E oggi, più che nuove regole, abbiamo bisogno di una competenza nuova:
saper pensare il cibo, prima ancora di scegliere cosa mettere nel piatto.

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Fonti essenziali
​
Linee guida ufficiali – Stati Uniti
  • Dietary Guidelines for Americans 2025–2030
    USDA & HHS
    https://www.dietaryguidelines.gov
  • Dietary Guidelines for Americans 2020–2025 (edizione precedente)
    https://www.dietaryguidelines.gov/resources/2020-2025-dietary-guidelines-online-materials
  • MyPlate – modello grafico ufficiale USDA
    https://www.myplate.gov

Linee guida ufficiali – Italia
  • Linee guida per una sana alimentazione – edizione aggiornata
    CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria
    https://www.crea.gov.it/web/alimenti-e-nutrizione/linee-guida-per-una-sana-alimentazione
  • Nuova piramide alimentare italiana
https://sinu.it/2035/07/30/dieta-mediterranea-perche-una-nuova-piramide/
https://sapermangiare.mobi/483/linee-guida.html

Organismi internazionali
  • Diet, Nutrition and the Prevention of Chronic Diseases
    https://www.who.int/publications/i/item/924120916X
  • Healthy Diet – WHO Fact Sheet
    https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/healthy-diet

Studi e revisioni scientifiche – carne e salute
  • Johnston BC et al., 2019.
    Red and Processed Meat Consumption: Evidence-Based Dietary Guidelines
    Annals of Internal Medicine
    https://www.acpjournals.org/doi/10.7326/M19-0655
  • Zeraatkar D et al., 2020.
    Effect of lower versus higher red meat intake on cardiometabolic and cancer outcomes
    BMJ
    https://www.bmj.com/content/371/bmj.m4141

Alimenti ultra-processati
  • Monteiro CA et al., 2019.
    Ultra-processed foods: what they are and how to identify them
    Public Health Nutrition
    https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10260459/
  • Srour B et al., 2019.
    Ultra-processed food intake and risk of cardiovascular disease
    BMJ
    https://www.bmj.com/content/365/bmj.l1451

Proteine – fabbisogni e range ottimali
  • EFSA – Dietary Reference Values for Protein
    https://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/2557
  • Phillips SM & Van Loon LJC, 2011.
    Dietary protein for athletes: from requirements to optimum adaptation
    Journal of Sports Sciences
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22150425/
  • Paddon-Jones D et al., 2008.
    Role of dietary protein in the sarcopenia of aging
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18469288/

Grassi, burro e oli di semi
  • de Souza RJ et al., 2015.
    Intake of saturated and trans unsaturated fatty acids and risk of mortality
    BMJ
    https://www.bmj.com/content/351/bmj.h3978
  • Pimpin L et al., 2016.
    Is butter back? A systematic review and meta-analysis of butter consumption
    BMJ
    https://www.bmj.com/content/353/bmj.i1956
  • Dietary Fats and Cardiovascular Disease: A Presidential Advisory From the American Heart Association
    https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMra1000623

Metodi di cottura della carne
  • Meat, meat cooking methods and preservation, and risk for colorectal adenoma
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16140978/
  • Red meat-derived heterocyclic amines increase risk of colon cancer: a population-based case-control study
    ​https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4045458/

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Alessandra Piazza counselor del benessere alimentare
Alessandra Piazza
Counselor del benessere alimentare e fondatrice di AlimentaMente Academy. Mi occupo di educazione alimentare attraverso consulenze e corsi dedicati al rapporto tra alimentazione, microbiota intestinale e benessere. In questo blog condivido ricerche, approfondimenti e ricette per portare un pizzico di scienza nel piatto ogni giorno.
Tutti i contenuti in questo Blog sono gratuiti, ad eccezione dei prodotti/servizi. Per accedere ad alcune sezioni è richiesta la registrazione al Blog.

Le informazioni presenti in questo blog hanno finalità divulgative e informative e nascono dallo studio, 
dall’esperienza personale e professionale di Alessandra Piazza nel campo dell’alimentazione e del benessere. 
I contenuti non sostituiscono il parere del medico o di altri professionisti sanitari qualificati.​


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