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Spesa consapevole: sai cosa stai comprando quando leggi un'etichetta?

14/3/2026

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"Compro prodotti sani, ma non sono sicura di cosa ci sia davvero dentro."
È una delle frasi che sento più spesso da chi inizia un percorso di consapevolezza alimentare. E non è una sensazione infondata: il momento della spesa è uno dei più sottovalutati e, allo stesso tempo, uno dei più decisivi per la nostra salute. Davanti allo scaffale ci muoviamo per abitudine, per fiducia in un marchio, per fretta, per un claim accattivante stampato sulla confezione. Raramente ci fermiamo a leggere davvero quello che stiamo per portare a casa.
Eppure, è proprio lì — tra corsie illuminate, packaging colorati e promesse di benessere — che si gioca gran parte della qualità della nostra alimentazione. Perché ciò che entra nel carrello, prima o poi, entra anche nel piatto.
In questo articolo facciamo una panoramica del momento spesa: come acquistiamo, cosa guardiamo (e cosa no), quali sono i meccanismi che ci portano a scegliere un prodotto invece di un altro, e perché imparare a leggere un'etichetta è uno dei gesti più potenti di autonomia alimentare.
Foto

Per orientarci meglio, approfondiremo in particolare:

  • 1. il momento della spesa: cosa succede davvero davanti allo scaffale
  • 2. il pain più comune: "compro sano ma non so cosa c'è dentro"
  • 3. imparare a leggere le etichette alimentari
  • 4. il mondo degli alimenti processati e ultra-processati
  • 5. additivi alimentari: cosa sono e quando preoccuparsene
  • 6. zuccheri nascosti: dove si nascondono e come riconoscerli
  • 7. come fare una spesa più consapevole, senza diventare ossessivi
  • 8. dalla spesa alla cucina: chiudere il cerchio

L'obiettivo non è creare nuove regole o nuove paure, ma restituirti gli strumenti per scegliere. Perché sapere cosa stai comprando è il primo passo per sapere cosa stai mangiando.

 

Il momento della spesa: cosa succede davvero davanti allo scaffale

Pensa all'ultima volta che sei entrata al supermercato. Quanto tempo hai dedicato, in media, alla scelta di un singolo prodotto? La ricerca sul comportamento d'acquisto mostra che la maggior parte delle decisioni davanti allo scaffale viene presa in pochissimi secondi, spesso in modo quasi automatico.

In quei pochi istanti il nostro cervello si affida a scorciatoie: il marchio che conosciamo, il colore della confezione, una parola rassicurante in primo piano ("naturale", "light", "senza zuccheri aggiunti", "ricco di fibre"), il prezzo, l'abitudine.

Tutto questo è perfettamente comprensibile: la spesa è spesso un'attività incastrata tra mille impegni, fatta di fretta, liste mentali e bambini da gestire nel carrello. Il problema è che l'industria alimentare conosce molto bene questi meccanismi, e progetta packaging, claim e posizionamento dei prodotti proprio per intercettare le nostre scorciatoie decisionali.

Il risultato è che spesso compriamo non ciò che vorremmo davvero, ma ciò che ci viene raccontato attraverso una confezione.

 

Cosa guardiamo davvero (e cosa ci sfugge)

Quando scegliamo un prodotto tendiamo a guardare, in ordine:

  • la parte frontale del packaging (immagini, claim, marchio)
  • il prezzo
  • eventualmente la data di scadenza

Quello che invece spesso non guardiamo è proprio ciò che conta di più:

  • la lista degli ingredienti
  • la tabella nutrizionale
  • il grado di trasformazione dell'alimento

Ed è qui che nasce lo scollamento tra l'idea di ciò che stiamo comprando e la realtà di ciò che porteremo in tavola.

 

Il pain più comune: "compro sano ma non so cosa c'è dentro"

Una delle sensazioni più frequenti tra chi cerca di mangiare meglio è proprio questa: la convinzione di stare facendo scelte sane, accompagnata però da un dubbio sotterraneo. Compro yogurt "light", cracker "integrali", succhi "100% frutta", barrette "proteiche", piatti pronti "bilanciati" — eppure qualcosa non torna. Mi sento gonfia, stanca, non vedo i risultati che mi aspetto, oppure semplicemente non mi sento davvero in controllo di ciò che mangio.

Questo pain ha una radice precisa: il marketing alimentare si è spostato dal prodotto al concetto di salute. Oggi gli scaffali sono pieni di prodotti che comunicano benessere — attraverso parole, immagini, colori, certificazioni — ma che non sempre sono coerenti con quella comunicazione una volta che si va a leggere cosa contengono davvero.

Ecco alcuni esempi concreti, che probabilmente riconoscerai:

  • uno yogurt alla frutta che, leggendo gli ingredienti, contiene più zucchero che frutta
  • cracker "integrali" in cui la farina integrale è al terzo o quarto posto, dopo farina raffinata e oli
  • succhi "senza zuccheri aggiunti" che però contengono comunque zuccheri liberi naturalmente presenti nella frutta concentrata, in quantità tutt'altro che trascurabili
  • prodotti "light" che riducono i grassi ma aumentano zuccheri o additivi
  • piatti pronti "bilanciati" con liste di ingredienti lunghissime e composti che a casa non useremmo mai

Non si tratta di demonizzare i prodotti confezionati, né di trasformare ogni spesa in un esame chimico. Si tratta di recuperare consapevolezza: capire che dietro a un claim spesso c'è una storia più articolata, e che imparare a leggerla è una competenza preziosa, non un'ossessione.

Lo vedo ogni giorno accompagnando le persone nella spesa: basta girare un prodotto, leggere tre righe dell'etichetta e tutto cambia. Non è questione di diventare esperti di chimica alimentare, è questione di farsi le domande giuste. E una volta che inizi, non torni più indietro — nel senso migliore.

 

Imparare a leggere le etichette alimentari

L'etichetta è il documento d'identità di un alimento. Per legge deve riportare informazioni precise, ma non sempre sono presentate in modo immediato per il consumatore. Saperle decifrare richiede pochi minuti di pratica e cambia radicalmente il modo in cui facciamo la spesa.

I due elementi più importanti da osservare sono:

  • la lista degli ingredienti, che per legge è ordinata in modo decrescente per quantità: il primo ingrediente è quello presente in misura maggiore, e così via
  • la tabella nutrizionale, che riporta valori per 100g o 100ml e ci permette di confrontare prodotti simili

Una buona regola di partenza: se la lista degli ingredienti è molto lunga e contiene molte parole che non riconosceresti come cibo, è probabile che ti trovi davanti a un prodotto altamente trasformato. Non significa necessariamente "cattivo", ma è un'informazione utile per scegliere consapevolmente. Lo stesso principio vale anche per categorie che diamo per scontate: per esempio, anche tra cereali e pseudocereali esistono differenze importanti che spesso non emergono dal packaging.

Un altro segnale a cui prestare attenzione è la posizione dello zucchero (in tutte le sue forme: saccarosio, sciroppo di glucosio, fruttosio, destrosio, maltodestrine, concentrati di frutta...) all'interno della lista. Se compare tra i primi posti, anche in un prodotto che non associamo al "dolce", vale la pena fermarsi a riflettere. Stessa attenzione merita la presenza di fibre alimentari reali — provenienti cioè da ingredienti integri — rispetto a fibre aggiunte in fase di produzione.

 

Claim sul fronte vs realtà nell'etichetta

Una delle abitudini più utili è confrontare ciò che il packaging promette con ciò che la lista degli ingredienti racconta. Ecco alcuni esempi tipici:

Claim sul fronte Cosa controllare nell'etichetta
"Senza zuccheri aggiunti" Per legge il prodotto non contiene zuccheri o ingredienti dolcificanti aggiunti, ma può contenere zuccheri naturalmente presenti (es. nella frutta o nel latte): controlla sempre la voce "di cui zuccheri"
"Light" / "Leggero" Spesso meno grassi ma più zuccheri, addensanti o additivi per compensare consistenza e sapore
"Integrale" Verificare se la farina integrale è il primo ingrediente o solo una piccola percentuale dopo farine raffinate
"Ricco di fibre" Per legge (Reg. CE 1924/2006) può essere indicato solo se il prodotto contiene almeno 6 g di fibre per 100 g. Verifica che la fonte sia naturale e non da fibre aggiunte (inulina isolata, fibre estratte)
"Naturale" / "Genuino" Termine non regolamentato in modo stringente; leggere sempre la lista ingredienti completa
"100% frutta" Spesso si tratta di succhi da concentrato; lo zucchero della frutta resta presente in forma libera
"Proteico" / "Ricco di proteine" Per legge (Reg. CE 1924/2006) può essere indicato solo se almeno il 20% delle calorie proviene dalle proteine. Verifica la fonte proteica (isolati industriali vs proteine da alimenti integri) e la presenza di dolcificanti
 
 

Il mondo degli alimenti processati e ultra-processati

Non tutti i cibi confezionati sono uguali. La ricerca scientifica negli ultimi anni ha introdotto una distinzione importante, basata sul grado di trasformazione degli alimenti. La classificazione più conosciuta è la NOVA, che divide gli alimenti in quattro categorie:

Gruppo NOVA Descrizione Esempi
1. Non trasformati o minimamente trasformati Alimenti naturali o sottoposti solo a processi semplici (lavaggio, taglio, essiccazione, refrigerazione) Frutta, verdura, legumi secchi, cereali in chicco, uova, latte fresco, carne fresca
2. Ingredienti culinari Sostanze estratte da alimenti del gruppo 1, usate per cucinare Olio extravergine d'oliva, sale, zucchero, burro, aceto
3. Alimenti trasformati Combinazione semplice di gruppi 1 e 2, con liste di ingredienti corte Pane, formaggi, conserve di pomodoro, legumi in scatola, pesce in scatola
4. Alimenti ultra-processati Formulazioni industriali con molti ingredienti, spesso comprese sostanze non utilizzate in cucina Snack confezionati, bevande zuccherate, piatti pronti, cereali da colazione zuccherati, salse pronte, prodotti "fitness"
 

Gli alimenti ultra-processati sono caratterizzati da liste di ingredienti lunghe, dalla presenza di sostanze tipiche dell'industria (additivi, emulsionanti, aromi, dolcificanti, oli raffinati, isolati proteici) e da una elevata palatabilità studiata per renderli particolarmente attraenti.

Diversi studi associano un consumo elevato di alimenti ultra-processati a una minore qualità complessiva della dieta e a effetti sul microbiota intestinale, sull'infiammazione e sul senso di sazietà.

Anche qui, il messaggio non è "elimina tutto": è imparare a riconoscerli per poterli ridurre, alternare con alimenti meno trasformati, e fare scelte più informate.

Quando faccio la spesa con le persone che accompagno, spesso il momento più rivelatore è quando confrontiamo due prodotti della stessa categoria — per esempio due "crackers integrali" — uno accanto all'altro. Le differenze saltano agli occhi in pochi secondi, e la sensazione che ne ricavi è di autonomia, non di paura. È quella la consapevolezza che cerchiamo.

→ Approfondimento dedicato: Alimenti processati e ultra-processati: cosa sono e perché contano

 

Additivi alimentari: cosa sono e quando preoccuparsene

Gli additivi alimentari sono sostanze aggiunte ai cibi per svolgere funzioni tecnologiche specifiche: conservare, colorare, addensare, emulsionare, dolcificare, stabilizzare. Sulle etichette li riconosciamo dai nomi specifici o dalle sigle che iniziano con la lettera E seguita da un numero (es. E330 = acido citrico, E407 = carragenina, E171 = biossido di titanio).

Tutti gli additivi utilizzati in Europa sono autorizzati a livello UE (Regolamento 1333/2008) sulla base delle valutazioni scientifiche dell'EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), che ne stabilisce dosi giornaliere ammissibili considerate sicure. Tuttavia, la ricerca recente sta indagando con sempre maggiore attenzione gli effetti di alcuni additivi — in particolare emulsionanti, addensanti e dolcificanti artificiali — sul microbiota intestinale e sulla barriera intestinale. Un esempio interessante è quello dell'HPMC, un addensante molto diffuso nei prodotti industriali e oggetto di crescente attenzione scientifica.

Anche in questo caso, il punto non è la singola molecola, ma il contesto complessivo: una dieta basata in gran parte su prodotti ultra-processati comporta inevitabilmente un'esposizione molto ampia e ripetuta a un mix di additivi diversi, ed è proprio questa l'area su cui la ricerca sta concentrando l'attenzione.

→ Approfondimento dedicato: Additivi, intestino e microbiota

 

Zuccheri nascosti: dove si nascondono e come riconoscerli

Lo zucchero è probabilmente l'ingrediente più "camuffato" dell'industria alimentare. Non lo troviamo solo nei dolci, ma in moltissimi prodotti che non assoceremmo mai a un sapore dolce: salse, sughi pronti, pane in cassetta, affettati, prodotti "fitness", yogurt magri, cereali da colazione. Per orientarsi è utile prima di tutto conoscere meglio gli zuccheri: capire cosa sono, da dove arrivano e come il corpo li riconosce.

Inoltre, lo zucchero compare sotto molti nomi diversi. Riconoscerli è il primo passo per smascherarli in etichetta:

Categoria Nomi che si trovano in etichetta
Zuccheri semplici Saccarosio, glucosio, fruttosio, destrosio, lattosio, maltosio
Sciroppi industriali Sciroppo di glucosio, sciroppo di mais, sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS), sciroppo di glucosio-fruttosio
Zuccheri "dall'aspetto naturale" Zucchero di canna, zucchero di canna grezzo, zucchero di cocco, zucchero invertito, miele, sciroppo d'agave, sciroppo d'acero
Concentrati di frutta Succo d'uva concentrato, succo di mela concentrato, purea di datteri
Malti e derivati dei cereali Malto d'orzo, malto di riso, sciroppo di riso, estratto di malto
Carboidrati derivati Maltodestrine, destrine
 

Quando in una stessa etichetta compaiono più di queste voci, anche se ognuna in piccola quantità, il contenuto totale di zuccheri può diventare significativo — pur senza che il prodotto risulti percepito come "dolce".

Per questo, oltre alla lista degli ingredienti, è utile guardare la riga "di cui zuccheri" nella tabella nutrizionale, che indica la quantità totale di zuccheri (sia naturalmente presenti sia aggiunti) per 100g di prodotto. Un discorso a parte meritano i dolcificanti senza zucchero, sempre più presenti nei prodotti "light" e "zero": cosa sappiamo davvero, ad esempio, sull'eritritolo e sugli altri sostituti?

→ Approfondimento dedicato: Conoscere gli zuccheri

 

Come fare una spesa più consapevole, senza diventare ossessivi

Mettere in pratica tutto questo non significa trasformare la spesa in un'analisi chimica, né leggere ogni etichetta come se fosse un esame. Significa, più semplicemente, cambiare alcune piccole abitudini che nel tempo fanno una grande differenza.

Ecco alcune indicazioni pratiche per iniziare:

  • Fai la spesa con una lista: aiuta a non lasciarsi guidare solo dagli stimoli visivi e dalle promozioni.
  • Non fare la spesa a stomaco vuoto: la fame influenza moltissimo le scelte, soprattutto verso prodotti calorici e ultra-processati.
  • Concentrati su pochi prodotti per volta: se sei all'inizio, scegli una categoria (per esempio yogurt, o cereali da colazione) e dedica due minuti a confrontare due o tre etichette. Imparerai molto velocemente.
  • Cerca liste di ingredienti corte e riconoscibili: non è una regola assoluta, ma è una buona indicazione di partenza.
  • Diffida dei claim troppo entusiastici: spesso i prodotti più "salutisti" nella comunicazione sono anche quelli con più ingredienti aggiunti per compensare ciò che è stato tolto.
  • Inserisci progressivamente più alimenti freschi e meno prodotti pronti: anche piccole sostituzioni, ripetute nel tempo, modificano profondamente la qualità complessiva della dieta.
  • Valuta dove ha senso scegliere il biologico: non è un'etichetta magica, ma in alcune categorie può fare differenza. Per orientarti, può essere utile leggere questa guida all'alimentazione biologica.
  • Tieni d'occhio anche il sale, non solo zuccheri e additivi: molti prodotti confezionati ne contengono quantità sorprendenti. Se vuoi approfondire, qui trovi spunti per portare meno sale nel piatto.
 

Dalla spesa alla cucina: chiudere il cerchio

Fare la spesa in modo corretto non è tutto: a casa si gioca ancora una partita importante, e cucinare in modo consapevole è davvero la chiusura del cerchio. Perché scegliere ingredienti di qualità è il primo passo, ma è poi nella preparazione quotidiana che quegli ingredienti si trasformano in piatti, gesti, abitudini che nutrono davvero corpo e mente.

Quando inizi a portare a casa più alimenti freschi, integrali, poco trasformati, scopri anche che cucinare diventa più semplice, non più complicato. Meno prodotti pronti significa meno scelte da fare, meno etichette da decifrare, più libertà.

E c'è un altro aspetto importante: una spesa più consapevole è anche il modo più diretto per prenderci cura del nostro microbiota intestinale, perché molti dei principi visti finora — ridurre gli ultra-processati, scegliere fibre vere, limitare additivi e zuccheri nascosti — hanno un impatto diretto sull'equilibrio della flora intestinale.

Se devo dare un solo consiglio a chi vuole iniziare a cambiare la propria spesa: non cercare la perfezione, cerca la direzione. Anche una sola sostituzione a settimana — un legume in scatola al posto di un piatto pronto, uno yogurt bianco al posto di quello alla frutta — è già un cambiamento reale. I risultati arrivano quando smetti di pensarci come una dieta e inizi a viverlo come un'abitudine.

Guida gratuita

Se ti piacerebbe avere uno strumento pratico da portare con te al supermercato, ho preparato una guida agli acquisti consapevoli: una bussola semplice per orientarti tra etichette e claim. Scarica la guida →

 

In sintesi

La spesa è uno dei momenti più importanti — e più sottovalutati — del nostro rapporto con il cibo. Spesso compriamo guidati da abitudini, claim e immagini, senza avere una reale percezione di cosa stiamo portando a casa.

Imparare a leggere un'etichetta, riconoscere il grado di trasformazione di un alimento, individuare zuccheri nascosti e additivi non significa vivere la spesa con ansia, ma recuperare autonomia e consapevolezza.

Per fare una spesa più consapevole, ricorda di:

  • leggere la lista degli ingredienti, non solo la parte frontale del packaging
  • preferire alimenti con liste corte e riconoscibili
  • ridurre progressivamente gli alimenti ultra-processati
  • imparare a riconoscere zuccheri e additivi
  • privilegiare alimenti minimamente trasformati, senza demonizzare i confezionati di qualità (es. legumi in scatola, conserve di pomodoro, surgelati semplici)

Ogni piccolo cambiamento nella spesa è un passo verso un'alimentazione più autonoma, più chiara e più nutriente. Non serve diventare perfetti: serve iniziare a scegliere con occhi aperti.

 

Cosa guardare in etichetta in 30 secondi

Un promemoria pratico da tenere a mente quando hai poco tempo davanti allo scaffale:

Cosa guardare Segnale positivo Segnale di attenzione
Lista ingredienti Corta, con nomi riconoscibili Lunga, con molte sigle e ingredienti tecnici
Primo ingrediente L'alimento principale che ti aspetti (es. farina integrale in un pane integrale) Zucchero, farina raffinata o oli al primo posto in prodotti che dovrebbero essere "salutari"
Zuccheri Voce "di cui zuccheri" contenuta, una sola fonte zuccherina Più nomi di zucchero diversi nella lista, valore "di cui zuccheri" elevato anche in prodotti salati
Additivi Pochi o nessuno Più emulsionanti, coloranti, esaltatori di sapidità nello stesso prodotto
Grado di trasformazione Alimenti dei gruppi NOVA 1-3 Alimenti del gruppo NOVA 4 (ultra-processati) consumati con frequenza
Claim sul fronte Coerenti con la lista ingredienti Promesse forti ("light", "naturale", "proteico") non confermate dall'etichetta
 
 

Domande frequenti sulla spesa consapevole e le etichette

Cosa significa fare una spesa consapevole?
Fare una spesa consapevole significa scegliere gli alimenti in base alla loro reale qualità nutrizionale, leggendo le etichette, riconoscendo il grado di trasformazione e privilegiando ingredienti semplici, freschi e poco lavorati, invece di affidarsi solo a marchi, claim o abitudini.

Come si legge correttamente l'etichetta di un alimento?
Per leggere correttamente un'etichetta è utile guardare prima la lista degli ingredienti (in ordine decrescente per quantità) e poi la tabella nutrizionale per 100g. Liste corte, ingredienti riconoscibili e pochi additivi sono in genere indicatori di un prodotto meno trasformato.

Cosa sono gli alimenti ultra-processati?
Gli alimenti ultra-processati sono prodotti industriali con liste di ingredienti lunghe, contenenti sostanze tipiche dell'industria (additivi, emulsionanti, aromi, dolcificanti, oli raffinati). Esempi sono snack confezionati, bevande zuccherate, piatti pronti e molti cereali da colazione.

Gli additivi alimentari sono pericolosi?
Tutti gli additivi utilizzati in Europa sono autorizzati a livello UE sulla base delle valutazioni dell'EFSA, che ne stabilisce dosi giornaliere considerate sicure. La questione più rilevante riguarda l'esposizione complessiva: una dieta basata in gran parte su alimenti ultra-processati comporta un'assunzione cumulativa di molti additivi diversi, area su cui la ricerca scientifica sta approfondendo gli effetti, in particolare sul microbiota intestinale.

Come riconoscere gli zuccheri nascosti nei prodotti?
Gli zuccheri nascosti compaiono sotto molti nomi diversi (saccarosio, sciroppo di glucosio, fruttosio, maltodestrine, concentrati di frutta...) e si trovano anche in prodotti salati come salse, pane in cassetta e affettati. Per individuarli è utile leggere sia la lista degli ingredienti sia la voce "di cui zuccheri" nella tabella nutrizionale.

 

Approfondimenti

Se vuoi approfondire i temi trattati in questa guida, puoi leggere anche:

  • Alimenti processati e ultra-processati: cosa sono e perché contano
  • Additivi, intestino e microbiota
  • L'enigma dell'HPMC tra addensanti e salute intestinale
  • Conoscere gli zuccheri
  • Dolcificanti senza zucchero: cosa sappiamo davvero sull'eritritolo
  • Le fibre alimentari
  • La classifica dei cereali e pseudocereali senza glutine
  • Alimentazione biologica: guida alle scelte salutari e sostenibili
  • Meno sale nel piatto

Per capire come tutti questi temi si colleghino direttamente alla salute intestinale, puoi leggere anche l'articolo dedicato al microbiota intestinale: cosa mangiare per nutrirlo.

 

Nota: le informazioni riportate in questo articolo hanno scopo divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire il parere del medico, del nutrizionista o di altro professionista sanitario qualificato. Per situazioni cliniche specifiche, terapie in corso o condizioni particolari, è sempre opportuno rivolgersi al proprio professionista di fiducia.

Fonti e bibliografia

Le informazioni riportate in questo articolo si basano su ricerche scientifiche e linee guida internazionali sull'alimentazione, gli alimenti trasformati e l'etichettatura. Tra le principali fonti utilizzate:

  • Monteiro CA et al. Ultra-processed foods: what they are and how to identify them. Public Health Nutrition, 2019.
  • Srour B et al. Ultra-processed food intake and risk of cardiovascular disease. BMJ, 2019.
  • Chassaing B et al. Dietary emulsifiers impact the mouse gut microbiota promoting colitis and metabolic syndrome. Nature, 2015.
  • EFSA — European Food Safety Authority. Food additives: re-evaluation programme.
  • Regolamento (UE) n. 1169/2011 sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori.
  • Regolamento (CE) n. 1333/2008 relativo agli additivi alimentari.
  • OMS — Organizzazione Mondiale della Sanità. Guideline: Sugars intake for adults and children. 2015.

Questi studi e documenti evidenziano il ruolo cruciale della consapevolezza in fase di acquisto e dell'etichettatura nella promozione di un'alimentazione di qualità.

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Alessandra Piazza counselor del benessere alimentare
Alessandra Piazza
Counselor del benessere alimentare e fondatrice di AlimentaMente Academy. Mi occupo di educazione alimentare attraverso consulenze e corsi dedicati al rapporto tra alimentazione, microbiota intestinale e benessere. In questo blog condivido ricerche, approfondimenti e ricette per portare un pizzico di scienza nel piatto ogni giorno.
Tutti i contenuti in questo Blog sono gratuiti, ad eccezione dei prodotti/servizi. Per accedere ad alcune sezioni è richiesta la registrazione al Blog.

Le informazioni presenti in questo blog hanno finalità divulgative e informative e nascono dallo studio, 
dall’esperienza personale e professionale di Alessandra Piazza nel campo dell’alimentazione e del benessere. 
I contenuti non sostituiscono il parere del medico o di altri professionisti sanitari qualificati.​


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