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Tofu: proprietà, benefici e come cucinarlo (senza miti)

3/6/2026

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​Il tofu è uno di quegli alimenti che dividono: c'è chi lo ama da anni e chi, dopo un assaggio insipido, ha deciso che «non fa per me». Eppure il problema, quasi sempre, non è il tofu — è il modo in cui lo trattiamo.
E poi ci sono i dubbi che lo accompagnano da sempre: fa male alla tiroide? E al seno? Serve davvero in menopausa? La ricerca degli ultimi anni ha risposte più nitide di quanto si creda. Scopriamole insieme — e vediamo, soprattutto, come trasformare quel panetto bianco in un piatto che hai voglia di rifare.
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Prima di entrare nel merito, una premessa: il tofu raramente è "il problema". Il più delle volte è il modo in cui lo trattiamo — e i timori che lo circondano sono spesso più vecchi delle evidenze che li smentiscono. Per orientarci meglio, approfondiremo in particolare:

  • 1. cos'è il tofu e come nasce
  • 2. il profilo nutrizionale del tofu
  • 3. gli isoflavoni: i fitoestrogeni della soia
  • 4. tofu e menopausa: cosa dicono le evidenze
  • 5. tofu e microbiota: il ruolo dell'equolo
  • 6. tofu e digestione: FODMAP, glutine, lattosio
  • 7. tofu, tiroide e seno: facciamo chiarezza
  • 8. bio, OGM e qualità: come scegliere
  • 9. come cucinare il tofu (davvero bene)
  • 10. quanto tofu mangiare e quante volte
  • 11. in sintesi
  • 12. domande frequenti
 

L'obiettivo non è imparare a memoria una lista di proprietà, ma capire una logica — cos'è il tofu, cosa dice davvero la scienza, come trattarlo in cucina — che poi diventa naturale al momento della spesa e dei fornelli.

 

Cos'è il tofu e come nasce

Il tofu nasce in Cina circa duemila anni fa e si diffonde poi in Giappone e in tutto l'Estremo Oriente, dove è rimasto fino a oggi un alimento quotidiano, trattato con rispetto e non come un semplice "sostituto" di qualcosa.

Il procedimento ricorda da vicino quello del formaggio, ma è interamente vegetale. Si parte dal latte di soia — ottenuto ammollando, frullando e filtrando i semi — che viene poi fatto coagulare con un sale (cloruro o solfato di calcio, oppure nigari, cioè cloruro di magnesio). La cagliata che si forma viene infine pressata in panetti più o meno compatti.

Da qui nascono le diverse tipologie che trovi in commercio:

  • Tofu compatto (sodo): il più versatile, regge la cottura, si presta a essere marinato, rosolato, grigliato o sbriciolato.
  • Tofu extra compatto (extra firm): ancora più denso e povero d'acqua, tiene benissimo la forma in padella, sulla griglia e in frittura; è il più semplice da rendere croccante.
  • Tofu morbido / vellutato (silken): più cremoso e delicato, ideale per creme, salse, dolci, frullati e zuppe.
  • Tofu affumicato: già aromatizzato, comodo quando si ha poco tempo o si cerca un gusto più deciso.

Capire con quale tofu hai a che fare è il primo passo per non rimanere delusi: chiedere a un silken di diventare croccante in padella è una battaglia persa in partenza.

 

Il profilo nutrizionale del tofu

Il tofu è apprezzato soprattutto per il suo apporto proteico. La soia è una delle poche fonti vegetali la cui proteina è considerata "completa", cioè contiene tutti gli amminoacidi essenziali in proporzioni adeguate — una caratteristica che la rende interessante in un'alimentazione che vuole variare le fonti proteiche oltre quelle animali.

A seconda della consistenza e del metodo di coagulazione, il tofu offre in genere:

  • proteine vegetali in buona quantità (più concentrate nelle versioni compatte);
  • grassi prevalentemente insaturi, con una quota di acidi grassi essenziali;
  • calcio, in misura significativa quando è coagulato con sali di calcio (un dettaglio che vale la pena cercare in etichetta);
  • ferro e altri minerali;
  • pochissimi zuccheri e una discreta quota di fibra alimentare.

Due aspetti spesso sottovalutati: il tofu non contiene glutine e non contiene lattosio, il che lo rende un ingrediente comodo per chi convive con queste sensibilità. È inoltre relativamente leggero e digeribile, come vedremo più avanti.

Vale però una premessa onesta: il valore del tofu non sta solo nei singoli nutrienti, ma nel ruolo che gioca dentro un pasto. Un panetto di tofu non "fa" da solo un'alimentazione equilibrata; può però essere un mattone prezioso quando si costruisce un piatto vegetale completo, accanto a cereali, legumi, verdure e grassi buoni.

 

Gli isoflavoni: i fitoestrogeni della soia

Quando si parla di benefici del tofu, prima o poi si arriva agli isoflavoni: composti vegetali — i principali sono genisteina, daidzeina e gliciteina — appartenenti alla famiglia dei fitoestrogeni.

Il nome spaventa più di quanto dovrebbe. "Fitoestrogeni" significa semplicemente che queste molecole hanno una struttura che ricorda quella degli estrogeni e possono legarsi, in modo molto più debole, agli stessi recettori. Da qui nasce gran parte sia dell'interesse sia delle paure intorno alla soia. La differenza fondamentale, su cui torneremo, è che gli isoflavoni non si comportano nell'organismo umano come gli estrogeni prodotti dal corpo: il loro effetto è molto più sfumato e dipende dal contesto.

Un dato utile per inquadrare tutto: nei Paesi dell'Asia orientale l'apporto abituale di isoflavoni da alimenti di soia si aggira intorno ai 25-50 mg al giorno, mentre nei Paesi occidentali è spesso vicino ai 2 mg al giorno. Una differenza enorme, che spiega perché molti studi nascano proprio da lì e perché sia importante non confondere il consumo di un alimento con dosaggi concentrati molto più alti.

C'è poi un protagonista nascosto in tutta questa storia, ed è l'intestino — uno dei punti che trovo più affascinanti. Ma serve prima un passaggio sul tema che più sta a cuore a molte persone: la menopausa. A questo proposito, capire come l'alimentazione si intreccia con il microbiota intestinale aiuta a leggere tutto il resto.

 

Tofu e menopausa: cosa dicono le evidenze

La menopausa è una fase di transizione che può portare con sé vampate, sonno disturbato, stanchezza, oscillazioni dell'umore. È comprensibile che molte donne cerchino sostegno anche a tavola, e qui gli isoflavoni della soia entrano spesso nel discorso.

Cosa dicono davvero gli studi? Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2024, che ha selezionato 12 studi clinici, ha rilevato un effetto degli isoflavoni di soia sui sintomi della menopausa, ma di entità modesta. Altre analisi riportano riduzioni della frequenza delle vampate nell'ordine del 10-20% negli studi condotti con dosaggi concentrati. È un segnale interessante, non un effetto miracoloso — ed è giusto raccontarlo per quello che è.

Ci sono due precisazioni importanti, che fanno la differenza tra informazione corretta e illusione:

  • gran parte di questi studi è condotta su integratori ad alto dosaggio, non sul tofu come alimento;
  • la risposta è molto individuale, e dipende dalla capacità del proprio intestino di trasformare gli isoflavoni in una forma più attiva.

Nel mio lavoro incontro spesso donne che in questa fase si sentono dire tutto e il contrario di tutto. Quello che condivido è semplice: il tofu non è un rimedio per la menopausa, e nessun alimento lo è. Può però essere un buon compagno di tavola in un periodo in cui prendersi cura di sé conta molto — un ingrediente versatile che aiuta a costruire pasti vegetali sazianti, dentro un'alimentazione varia. Per i sintomi che incidono davvero sulla qualità della vita, il riferimento resta sempre il professionista sanitario.

Vale la pena ricordare che il benessere in questa fase passa anche da come mangiamo nel suo insieme, sonno e movimento compresi. Su quanto l'alimentazione possa intrecciarsi con l'umore ho dedicato un approfondimento a parte, qui.

 

Tofu e microbiota: il ruolo dell'equolo

Ecco il passaggio che trovo più affascinante. Tra gli isoflavoni, la daidzeina può essere trasformata dai batteri intestinali in una molecola chiamata equolo, che ha un'attività estrogenica e antiossidante più marcata rispetto all'isoflavone di partenza.

Il punto sorprendente è questo: non tutti siamo in grado di produrre equolo. A seconda della popolazione studiata, solo il 25-50% delle persone possiede nel proprio intestino i batteri capaci di compiere questa trasformazione — microrganismi con nomi affascinanti come Adlercreutzia equolifaciens, Slackia isoflavoniconvertens, Asaccharobacter celatus. Chi li ospita viene definito "equol producer".

Una ricerca pubblicata nel 2026 ha aggiunto un tassello interessante: i produttori "stabili" di equolo nel tempo mostravano una diversità del microbiota significativamente più alta rispetto a chi non lo produce. In altre parole, la capacità di trarre il massimo dalla soia sembra intrecciarsi con la salute complessiva del nostro ecosistema intestinale.

Mi colpisce sempre questa idea: lo stesso piatto di tofu può "parlare" in modo diverso a due persone, a seconda di chi abita il loro intestino. È un promemoria bellissimo del fatto che non esistono alimenti magici uguali per tutti, ma relazioni — quella tra noi e i nostri batteri in primis. Un motivo in più per prendersi cura del microbiota ogni giorno.

Se vuoi capire meglio come nutrire questo ecosistema, il punto di partenza è l'articolo dedicato al microbiota intestinale e quello sulle fibre alimentari, che dei batteri buoni sono il nutrimento principale.

 

Tofu e digestione: FODMAP, glutine, lattosio

Una buona notizia per chi ha un intestino sensibile: il tofu, soprattutto nelle versioni compatte, è in genere ben tollerato.

Durante la lavorazione, infatti, gran parte dei carboidrati fermentabili della soia — i cosiddetti FODMAP, che in alcune persone possono dare fastidio — si riducono notevolmente, perché restano in larga parte nel siero che viene eliminato con la pressatura. Per questo il tofu compatto è considerato un alimento a basso contenuto di FODMAP, a differenza di altri derivati della soia o dei legumi interi.

A questo si aggiunge l'assenza di glutine e di lattosio, già ricordata. Il risultato è un ingrediente che molte persone trovano leggero e digeribile, utile quando si vuole una fonte proteica vegetale che non appesantisca.

Naturalmente la tolleranza individuale varia, e chi convive con un intestino particolarmente reattivo conosce bene quanto sia personale la propria mappa degli alimenti. Se è il tuo caso, può esserti utile l'approfondimento sulla disbiosi intestinale.

 

Tofu, tiroide e seno: facciamo chiarezza

Arriviamo ai due timori più diffusi. Vale la pena affrontarli con calma e con le fonti in mano, perché su questi temi circola molta confusione.

Tofu e tiroide

L'idea che la soia "danneggi" la tiroide nasce soprattutto da studi su cellule e su animali, che metabolizzano gli isoflavoni in modo diverso da noi. Negli esseri umani il quadro è rassicurante: una meta-analisi del 2019 ha concluso che la soia non altera i livelli degli ormoni tiroidei e fa salire solo in modo molto modesto il TSH, con un significato clinico tutto da chiarire. La soia non va demonizzata. In una persona con tiroide sana e sufficiente apporto di iodio, un consumo normale non sembra creare problemi rilevanti. Chi assume levotiroxina, invece, deve fare attenzione ai tempi: alcuni alimenti, tra cui la soia, possono interferire con l'assorbimento del farmaco. Ma questa è una questione di gestione della terapia, non una colpa dell'alimento.

Tofu, soia e tumore al seno

È il timore più delicato, e anche quello su cui le evidenze recenti sono più chiare. Le grandi organizzazioni di riferimento, come il World Cancer Research Fund e l'American Institute for Cancer Research (WCRF/AICR), spiegano che le paure derivavano dagli studi sui roditori e dall'idea — errata — che gli isoflavoni agissero come gli estrogeni umani. Nelle persone, invece, la soia non aumenta i livelli di estrogeni circolanti. Al contrario: il report AICR/WCRF ha giudicato l'evidenza ancora limitata, ma suggestiva di un'associazione tra il consumo di alimenti di soia e una maggiore sopravvivenza e una minore recidiva, anche nelle donne che hanno avuto un tumore al seno di tipo ormono-sensibile. Il livello associato a un possibile effetto protettivo nelle popolazioni studiate è di circa 25 mg di isoflavoni al giorno, all'incirca una porzione di tofu, edamame o tempeh.

Anche qui, la distinzione fondamentale è tra alimento e prodotti concentrati: la rassicurazione riguarda i cibi a base di soia consumati nelle quantità di una dieta normale, non dosaggi elevati isolati. E va da sé che, in presenza di una storia oncologica o di una terapia in corso, le scelte alimentari vanno sempre condivise con il proprio medico.

 

Bio, OGM e qualità: come scegliere

Non tutti i tofu sono uguali, e qui entra in gioco la spesa consapevole. La soia è una delle colture più diffusamente geneticamente modificate al mondo, e questo rende l'etichetta del tofu un'informazione preziosa.

Cosa guardare quando scegli:

  • la dicitura biologico, che in Europa esclude per legge l'impiego di OGM e limita molto trattamenti e additivi;
  • l'indicazione "non OGM" o sull'origine della soia, sempre più richiesta dai consumatori;
  • una lista ingredienti corta: idealmente solo soia, acqua e l'agente coagulante (cloruro o solfato di calcio, nigari);
  • la presenza di produzioni artigianali o di filiere tracciabili, quando disponibili.

Imparare a leggere l'etichetta del tofu è un piccolo allenamento di consapevolezza che vale per moltissimi altri alimenti: ne ho parlato diffusamente nell'articolo sulla spesa consapevole e in quello dedicato all'alimentazione biologica.

Quando scelgo il tofu non guardo solo al prezzo: guardo da dove viene la soia e cosa c'è scritto sull'etichetta. Una soia di qualità, possibilmente biologica e non OGM, fa la differenza non solo per noi ma per il modo in cui quel cibo è stato prodotto. È una di quelle piccole scelte quotidiane in cui consapevolezza e gusto, per fortuna, vanno nella stessa direzione.

Vuoi imparare a leggere le etichette come si deve?

Ho preparato una guida gratuita per orientarti tra ingredienti, claim e piccole insidie del banco frigo — non solo per il tofu. Un piccolo strumento per fare la spesa con occhi più consapevoli.

→ Scarica la guida gratuita

 

Come cucinare il tofu (davvero bene)

Eccoci al punto che separa chi "odia" il tofu da chi lo adora. Il tofu al naturale è volutamente neutro: è una tela bianca, non un piatto finito. Tutto il segreto sta nel trattarlo bene.

Ecco i passaggi che fanno la differenza con il tofu compatto:

  • Pressalo. Avvolgi il panetto in un canovaccio pulito, mettici sopra un peso e lascia uscire l'acqua per 15-30 minuti. Meno acqua significa più sapore assorbito e una crosticina migliore.
  • Marinalo. È qui che il tofu prende vita. Salsa di soia o tamari, un filo d'olio, aglio, zenzero, succo di agrumi, spezie: lascialo insaporire almeno 20-30 minuti (anche di più, in frigo).
  • Rosolalo bene. In padella ben calda, senza muoverlo troppo, finché ogni lato è dorato e croccante. La pazienza qui è tutto: girarlo troppo presto è l'errore più comune.
  • Gioca con l'umami. Funghi, miso, pomodori secchi, lievito alimentare, salsa di soia: ingredienti che amplificano il gusto e fanno sembrare il tofu molto più ricco.
  • Abbinalo. Verdure colorate, erbe fresche, salse cremose, cereali integrali: il tofu dà il meglio in compagnia.

In cucina il tofu mi ha insegnato la pazienza. Le prime volte lo buttavo in padella ancora gocciolante e mi chiedevo perché restasse molliccio e insipido. Da quando lo presso e lo marino con cura, è diventato uno dei miei ingredienti preferiti per i pasti veloci: bastano una buona marinatura e una padella ben calda. Provaci, e dagli una seconda possibilità prima di archiviarlo.

Se ti incuriosisce capire come le diverse tecniche di cottura cambiano gli alimenti, trovi tutto nell'articolo dedicato alle tecniche di cottura sane.

 

Quanto tofu mangiare e quante volte

Domanda legittima, risposta senza dogmi: non esiste un numero valido per tutti. Come riferimento di buon senso, le tradizioni dell'Asia orientale — dove la soia è consumata da sempre e dove gli studi mostrano i risultati più interessanti — si attestano intorno a una o due porzioni al giorno di alimenti di soia, all'interno di un'alimentazione varia.

Tradotto in pratica, una porzione di tofu si aggira intorno agli 80-100 grammi. Inserirlo qualche volta a settimana, alternandolo ad altre fonti proteiche, è un modo equilibrato di portarlo in tavola senza farne l'unico protagonista del piatto.

Il principio guida resta la varietà: il tofu è una bella aggiunta al ventaglio delle proteine vegetali, non un sostituto esclusivo. Alternarlo con legumi, cereali e — per chi li consuma — alimenti di origine animale è la strada più sensata. E il modo migliore per scoprire come variarlo è portarlo in tavola: nella raccolta di ricette con il tofu trovi tante idee da cui partire per iniziare a sperimentare.

 

In sintesi

Il tofu non è né un superalimento miracoloso né l'ingrediente insapore della sua cattiva reputazione. È un alimento antico, versatile e nutriente, che dà il meglio quando lo conosciamo e lo trattiamo con un po' di cura.

Le evidenze più recenti ci aiutano a guardarlo senza paura: gli isoflavoni della soia possono accompagnare il benessere — anche in menopausa — con effetti reali ma misurati, e molto dipende dal nostro intestino. I vecchi timori su tiroide e tumore al seno sono stati ampiamente ridimensionati dalla ricerca, che anzi descrive la soia come parte di un'alimentazione protettiva. E la qualità — soia non OGM, possibilmente biologica, etichetta pulita — fa la differenza.

Il resto lo decide la cucina. Pressalo, marinalo, rosolalo con pazienza: dagli la possibilità di stupirti. Spesso il tofu non aveva bisogno di essere "migliorato", ma solo di essere capito.

 

Domande frequenti sul tofu

Il tofu fa bene?
Il tofu è un alimento nutriente: offre proteine vegetali complete, grassi insaturi, calcio e ferro, ed è privo di glutine e lattosio. Inserito in un'alimentazione varia, è una buona scelta. Come per ogni cibo, il beneficio nasce dall'insieme della dieta, non dal singolo alimento.

Quante volte a settimana si può mangiare il tofu?
Non c'è un numero valido per tutti. Come riferimento, le diete dell'Asia orientale prevedono una o due porzioni al giorno di alimenti di soia. Inserirlo qualche volta a settimana, alternandolo ad altre fonti proteiche, è un approccio equilibrato.

Il tofu fa male alla tiroide?
Nelle persone con tiroide sana e con un apporto adeguato di iodio, le evidenze non mostrano effetti preoccupanti: una meta-analisi del 2019 ha rilevato che la soia non altera gli ormoni tiroidei. Chi segue una terapia tiroidea dovrebbe parlarne con il proprio medico, soprattutto per la gestione dei tempi di assunzione.

La soia o il tofu aumentano il rischio di tumore al seno?
No, secondo le principali organizzazioni di riferimento (WCRF/AICR). Le paure derivavano da studi sugli animali; negli esseri umani la soia non aumenta gli estrogeni circolanti ed è anzi associata, nelle quantità di una dieta normale, a esiti favorevoli. In presenza di una storia oncologica, le scelte alimentari vanno sempre condivise con il medico.

Il tofu va bene in menopausa?
Può essere un buon compagno di tavola in questa fase. Gli studi mostrano un effetto degli isoflavoni sui sintomi, ma modesto e molto individuale. Non è un rimedio: per i disturbi che incidono sulla qualità della vita il riferimento resta il professionista sanitario.

Il tofu contiene glutine o lattosio?
No. Il tofu è naturalmente privo sia di glutine sia di lattosio, il che lo rende adatto a chi convive con queste sensibilità.

Qual è la differenza tra tofu bio e tofu non OGM?
"Biologico" indica una produzione che in Europa esclude gli OGM e limita trattamenti e additivi; "non OGM" si riferisce in modo più specifico all'assenza di soia geneticamente modificata. Un tofu biologico è anche non OGM; non tutti i tofu non OGM sono però biologici.

Come si cucina il tofu perché non sia insapore?
Il segreto è in tre passaggi: pressarlo per eliminare l'acqua, marinarlo con ingredienti saporiti (salsa di soia, aglio, zenzero, agrumi, spezie) e rosolarlo in padella ben calda fino a doratura. L'umami — funghi, miso, lievito alimentare — fa il resto.

 

Approfondimenti

Se vuoi approfondire i temi trattati in questo articolo, puoi leggere anche:

  • Microbiota intestinale: cosa mangiare per nutrirlo
  • Le fibre alimentari
  • Spesa consapevole: sai cosa stai comprando quando leggi un'etichetta?
 

Le ricette con il tofu

Hai voglia di portare il tofu in tavola subito? Ho raccolto 11 ricette pratiche nella pagina dedicata — dal tofu croccante con peperoni alle polpette, fino alla parmigiana vegana estiva: scopri le ricette con il tofu.

 

Sono counselor del benessere alimentare, non medico né nutrizionista. Le informazioni riportate in questo articolo hanno scopo divulgativo e di consapevolezza e non intendono sostituire il parere del medico, del nutrizionista o di altro professionista sanitario qualificato. Per situazioni cliniche specifiche, terapie in corso o condizioni particolari — comprese terapie tiroidee e percorsi oncologici — è sempre opportuno rivolgersi al proprio professionista di fiducia.

Fonti e bibliografia

Le informazioni riportate in questo articolo si basano su ricerche scientifiche peer-reviewed, position paper e linee guida di organizzazioni internazionali. Tra le principali fonti utilizzate:

  • Effects of soy isoflavones on menopausal symptoms in perimenopausal women: a systematic review and meta-analysis. Revisione sistematica con meta-analisi, 2024 (PMC12296567).
  • Mayo B., Vázquez L., Flórez A.B. Equol: A Bacterial Metabolite from the Daidzein Isoflavone and Its Presumed Beneficial Health Effects. Nutrients, 2019; 11(9): 2231.
  • Stability of equol production capability is associated with the diversity of the gut microbiota: a prospective cohort study. BMC Microbiology, 2026.
  • Otun J. et al. Systematic Review and Meta-analysis on the Effect of Soy on Thyroid Function. Scientific Reports, 2019; 9: 3964.
  • Messina M., Redmond G. Effects of soy protein and soybean isoflavones on thyroid function in healthy adults and hypothyroid patients: a review of the relevant literature. Thyroid, 2006; 16(3): 249-258.
  • World Cancer Research Fund / American Institute for Cancer Research (WCRF/AICR) — Soy and breast cancer: myths and misconceptions e CUP Global Report on breast cancer survivors.
  • EFSA — Risk assessment for peri- and post-menopausal women taking food supplements containing isolated isoflavones. EFSA Journal, 2015; 13(10): 4246.
  • SINU — Società Italiana di Nutrizione Umana. LARN — Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana.

Questi studi documentano il profilo nutrizionale della soia e del tofu, il ruolo del microbiota nella produzione di equolo e lo stato delle evidenze su isoflavoni, menopausa, funzione tiroidea e tumore al seno.

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Alessandra Piazza counselor del benessere alimentare
Alessandra Piazza
Counselor del benessere alimentare e fondatrice di AlimentaMente Academy. Mi occupo di educazione alimentare attraverso consulenze e corsi dedicati al rapporto tra alimentazione, microbiota intestinale e benessere. In questo blog condivido ricerche, approfondimenti e ricette per portare un pizzico di scienza nel piatto ogni giorno.
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