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Vitamina C: a cosa serve e dove trovarla negli alimenti

2/2/2026

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La vitamina C è forse la vitamina più conosciuta in assoluto — e anche quella su cui circolano più idee imprecise. La pensiamo come “quella degli agrumi”, da prendere “quando arriva il raffreddore”, magari sotto forma di integratore al primo cambio di stagione. La realtà è molto più interessante: la vitamina C è un micronutriente essenziale che lavora ogni giorno, in silenzio, su moltissimi fronti — costruisce il collagene di pelle e tessuti, migliora l’assorbimento del ferro vegetale, sostiene le difese immunitarie, protegge le cellule dallo stress ossidativo.
La buona notizia è che procurarsela è semplice, e non passa necessariamente dagli agrumi: peperoni, prezzemolo, ribes, rucola, crucifere e kiwi ne contengono molta di più. In questo articolo vediamo cosa fa davvero la vitamina C, quanta ne serve, dove trovarla e come preservarla in cucina — senza ansie stagionali e senza ricorrere agli integratori se non quando serve davvero.
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C'è un'idea molto radicata sulla vitamina C: che sia "quella degli agrumi" e che serva soprattutto "quando arriva il raffreddore". Capita spesso, nei percorsi di counseling, di incontrare persone convinte di doversi affidare a un integratore appena cambia la stagione, o sicure che un'arancia al giorno basti a coprire ogni bisogno. La realtà è più interessante e, per certi versi, più rassicurante: la vitamina C è un micronutriente che lavora silenziosamente ogni giorno — sulla pelle, sul ferro che assorbiamo, sulle nostre difese — e che possiamo procurarci con grande facilità da una sorprendente varietà di alimenti, molti dei quali non sono affatto agrumi.

Per orientarci meglio, approfondiremo in particolare:

  • 1. cos'è la vitamina C e perché ci serve ogni giorno
  • 2. quanta vitamina C serve davvero
  • 3. vitamina C e collagene: il legame con la pelle
  • 4. vitamina C e ferro: un'alleanza preziosa
  • 5. l'azione antiossidante e il lavoro di squadra con la vitamina E
  • 6. dove si trova: gli alimenti più ricchi
  • 7. come preservarla in cucina
  • 8. e gli integratori?
  • 9. in sintesi
  • 10. domande frequenti
 

L'obiettivo non è imparare numeri a memoria, ma capire come funziona questo nutriente — così da costruire pasti che ce ne diano a sufficienza in modo naturale, senza ansie stagionali e senza ricorrere agli integratori se non quando serve davvero.

 

Cos'è la vitamina C e perché ci serve ogni giorno

La vitamina C, chimicamente acido ascorbico, è una vitamina idrosolubile: si scioglie in acqua e, a differenza delle vitamine liposolubili come la A, la D, la E e la K, il nostro organismo non la immagazzina in riserve significative. Quello che non viene utilizzato subito viene eliminato. Questa è la ragione per cui va assunta regolarmente, ogni giorno, attraverso l'alimentazione.

La vitamina C è un micronutriente: appartiene cioè a quel gruppo di sostanze — vitamine e minerali — di cui abbiamo bisogno in piccole quantità, nell'ordine dei milligrammi, e che non forniscono energia (a differenza dei macronutrienti, cioè carboidrati, proteine e grassi) ma sono indispensabili perché l'organismo funzioni correttamente. "Piccole quantità" non significa "poco importanti": senza micronutrienti, semplicemente, il corpo non lavora bene.

C'è poi un dettaglio che ci rende speciali — e un po' sfortunati. La maggior parte degli animali è in grado di produrre autonomamente la vitamina C a partire dal glucosio: cani e gatti, per esempio, se la fabbricano da soli. Gli esseri umani, invece, hanno perso nel corso dell'evoluzione l'enzima necessario all'ultimo passaggio di questa sintesi. Per noi, quindi, la vitamina C è un micronutriente essenziale nel senso stretto del termine: dobbiamo introdurla dall'esterno, non c'è alternativa.

Una volta dentro l'organismo, la vitamina C non fa una cosa sola: è coinvolta in moltissimi processi. È un cofattore indispensabile per gli enzimi che costruiscono il collagene, partecipa al metabolismo energetico, contribuisce al funzionamento del sistema immunitario e del sistema nervoso, protegge le cellule dallo stress ossidativo e favorisce l'assorbimento del ferro di origine vegetale. È, in un certo senso, un nutriente "trasversale": tocca tanti aspetti del nostro benessere quotidiano — un po' come accade quando ci prendiamo cura del nostro microbiota intestinale, dove un solo gesto alimentare ha effetti su molti fronti.

 

Quanta vitamina C serve davvero

Le quantità di riferimento per la popolazione italiana sono indicate dai LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti), elaborati dalla Società Italiana di Nutrizione Umana e aggiornati nella V Revisione del 2024. Per gli adulti, l'assunzione raccomandata di vitamina C si colloca intorno ai 105 mg al giorno per gli uomini e agli 85 mg al giorno per le donne. I valori di riferimento europei dell'EFSA sono molto simili, attestandosi rispettivamente intorno a 110 e 95 mg al giorno.

Sono quantità che, contrariamente a quanto si pensa, si raggiungono con facilità attraverso una normale alimentazione ricca di verdura e frutta fresca. Un kiwi, mezzo peperone, una porzione di broccoli o di rucola: basta poco, come vedremo più avanti, per arrivare alla quota giornaliera.

Ci sono però situazioni in cui il fabbisogno aumenta. Le persone che fumano, secondo i LARN, hanno bisogno di circa 35 mg in più al giorno: il fumo aumenta lo stress ossidativo e accelera il consumo di vitamina C, e anche l'esposizione al fumo passivo incide. Anche in gravidanza e allattamento il fabbisogno cresce: i LARN indicano circa 100 mg al giorno in gravidanza e 130 mg al giorno durante l'allattamento. E, più in generale, la vitamina C viene a volte definita una "vitamina dello stress": le situazioni di stress fisico intenso e prolungato possono aumentarne il consumo, anche se questo non significa che servano dosi straordinarie — significa solo che è bene non trascurarla.

Una delle cose che dico più spesso a chi incontro è che la vitamina C non va inseguita: va semplicemente "abitata". Se nel piatto ci sono ogni giorno verdure fresche e un po' di frutta, il fabbisogno è coperto senza nemmeno doverci pensare. L'ansia da integratore, soprattutto al cambio di stagione, nasce quasi sempre da un'alimentazione povera di vegetali freschi — ed è lì che vale la pena intervenire, non sullo scaffale della farmacia.

 

Vitamina C e collagene: il legame con la pelle

Se c'è una funzione che ha reso la vitamina C celebre come nutriente "anti-età", è il suo ruolo nella sintesi del collagene. E qui la scienza è solida: la vitamina C è un cofattore essenziale per gli enzimi che costruiscono e stabilizzano il collagene, la principale proteina strutturale del nostro corpo. Senza vitamina C, questi enzimi semplicemente non riescono a lavorare bene.

Il collagene è ciò che dà struttura, compattezza ed elasticità alla pelle, ma anche ai vasi sanguigni, alle gengive, alle ossa, ai tendini. La pelle, in particolare, contiene naturalmente alte concentrazioni di vitamina C, proprio perché ne ha bisogno in continuazione per rinnovare la propria impalcatura di collagene. Non è un caso che uno dei segni della carenza grave di vitamina C — lo scorbuto, oggi raro nei paesi sviluppati — sia il deterioramento di pelle, gengive e tessuti connettivi.

Va però fatta una precisazione onesta, perché qui il marketing tende a esagerare. Uno stato adeguato di vitamina C è associato a una pelle in migliore salute, e correggere una carenza fa una differenza concreta. Ma se i livelli sono già adeguati, assumerne quantità extra non trasforma la pelle in modo "magico": il collagene ha bisogno di vitamina C come di un ingrediente necessario, non come di un acceleratore illimitato. La vitamina C, insomma, è una condizione per una pelle sana, non una bacchetta magica.

La vitamina C contribuisce anche alla normale cicatrizzazione delle ferite, sempre attraverso la formazione del tessuto connettivo: anche questo è un effetto ben documentato del suo ruolo nella sintesi del collagene.

 

Vitamina C e ferro: un'alleanza preziosa

Uno degli effetti più utili della vitamina C riguarda l'assorbimento del ferro. Per capirlo serve una premessa: il ferro negli alimenti esiste in due forme. Il ferro eme, presente negli alimenti di origine animale (carne, pesce), viene assorbito con relativa efficienza. Il ferro non-eme, presente negli alimenti di origine vegetale (legumi, verdure a foglia, cereali integrali, frutta secca), viene invece assorbito con maggiore difficoltà.

Qui entra in gioco la vitamina C: quando viene consumata nello stesso pasto di un alimento ricco di ferro non-eme, ne migliora sensibilmente l'assorbimento. Lo fa trasformando il ferro in una forma chimica che il nostro intestino assimila più facilmente, e contrastando l'effetto di alcune sostanze (come i fitati dei cereali integrali e dei legumi) che tendono invece a ostacolarlo.

Questo è un accorgimento particolarmente prezioso per chi segue un'alimentazione prevalentemente o totalmente vegetale, dove tutto il ferro è non-eme. In pratica si traduce in abbinamenti semplici: una spremuta d'arancia accanto a un piatto di lenticchie, del succo di limone sugli spinaci, qualche pomodoro crudo in un'insalata di ceci, dei peperoni in una zuppa di legumi. Piccoli gesti che cambiano davvero la quantità di ferro che il corpo riesce a utilizzare.

L'abbinamento ferro vegetale + vitamina C è uno dei miei "trucchi da cucina" preferiti, proprio perché è invisibile e non costa nulla. La classica citronette di olio e limone sulle verdure a foglia non è solo una questione di gusto: è un modo concreto per rendere più disponibile il ferro che quelle foglie contengono. Lo suggerisco spessissimo, soprattutto a chi mangia poca o nessuna carne.

 

L'azione antiossidante e il lavoro di squadra con la vitamina E

La vitamina C è uno dei principali antiossidanti idrosolubili del nostro organismo. Per capire cosa significa, immaginiamo i radicali liberi: molecole instabili, a cui manca un elettrone, che "girano" per l'organismo cercando di sottrarlo ad altre molecole. Quando un radicale libero strappa un elettrone a una struttura cellulare, la danneggia: è il meccanismo dello stress ossidativo, uno dei processi coinvolti nell'invecchiamento cellulare. La vitamina C non è l'unico antiossidante che introduciamo con il cibo — accanto a lei lavorano per esempio i polifenoli di frutta, verdura e altri vegetali — ma è una delle più versatili e studiate.

La vitamina C interviene cedendo volontariamente un suo elettrone al radicale libero, neutralizzandolo prima che possa fare danni. Funziona, in un certo senso, come un "paciere": si sacrifica al posto delle cellule.

La parte più elegante riguarda però la collaborazione con la vitamina E. La vitamina E è un antiossidante liposolubile, che protegge le membrane delle cellule — la loro parte grassa. Quando la vitamina E neutralizza un radicale libero, però, resta lei stessa "scarica", priva del suo elettrone. È qui che entra in gioco la vitamina C: la vitamina C è in grado di rigenerare la vitamina E, restituendole l'elettrone perso e rimettendola in condizione di lavorare ancora. Le due vitamine, quindi, lavorano in squadra: una nei comparti acquosi, una in quelli grassi, e la C che "ricarica" la E.

Nel piatto, questo lavoro di squadra si traduce in abbinamenti naturali e gustosi. Una citronette di olio extravergine di oliva e succo di limone su un'insalata mette insieme vitamina E (dall'olio) e vitamina C (dal limone). Una manciata di frutta secca accanto a una spremuta d'agrumi fa lo stesso. Sono accostamenti che la cucina mediterranea conosce da sempre, ben prima che la scienza ne spiegasse il motivo.

 

Dove si trova: gli alimenti più ricchi

Ed eccoci al luogo comune da sfatare: gli agrumi non sono affatto la fonte più ricca di vitamina C. Sono comodi, pratici, buoni — ma diversi altri alimenti li superano nettamente. I peperoni, il prezzemolo, il ribes, la rucola, le crucifere e il kiwi contengono più vitamina C di un'arancia, a parità di peso.

Ecco una tabella indicativa dei contenuti, riferiti a 100 grammi di alimento fresco e crudo (i valori possono variare in base a varietà, stagione, conservazione e provenienza):

Alimento (100 g, crudo) Vitamina C indicativa
Peperoncini piccanti ~ 225–230 mg
Ribes (nero) ~ 200 mg
Prezzemolo fresco ~ 160 mg
Peperoni (rossi e gialli) ~ 150 mg
Rucola ~ 110 mg
Broccoletti di rapa, cime di rapa ~ 110 mg
Kiwi ~ 85 mg
Cavolfiore, broccolo, cavoletti di Bruxelles ~ 55–60 mg
Fragole ~ 54 mg
Spinaci ~ 54 mg
Limone, arancia, clementine ~ 50 mg
Pomodori ~ 20 mg
 

Tradotto in pratica: un kiwi, 40 grammi di ribes, mezzo peperone o una porzione di crucifere crude bastano da soli a coprire — o quasi — il fabbisogno giornaliero. Non serve nessun calcolo: serve solo variare e portare in tavola, ogni giorno, verdura e frutta fresca. Anche frutta e verdura surgelate sono una buona fonte: il congelamento conserva gran parte della vitamina C.

Quando mostro questa tabella a chi incontro, la reazione è quasi sempre la stessa: sorpresa. "Ma come, il peperone più dell'arancia?". Sì, e di parecchio. È un piccolo cambio di sguardo che però libera: significa che la vitamina C non è confinata alla spremuta del mattino, ma può entrare nel piatto in mille modi diversi, lungo tutta la giornata e in tutte le stagioni.

 

Come preservarla in cucina

La vitamina C ha un punto debole, anzi due: è sensibile al calore e solubile in acqua. Questo significa che durante la cottura una parte può andare persa — degradata dal calore o "dispersa" nell'acqua di cottura. A questo si aggiunge la sensibilità alla luce e all'aria: anche la semplice conservazione prolungata riduce progressivamente il contenuto di vitamina C di frutta e verdura.

Non bisogna però farne un dramma. Ci sono accorgimenti semplici che permettono di preservarne buona parte:

  • Alternare crudo e cotto. Inserire in ogni pasto almeno una parte di verdura o frutta cruda è il modo più semplice per garantirsi vitamina C intatta. In un risotto ai carciofi, per esempio, qualche carciofo crudo affettato sottile aggiunto a fine cottura fa la differenza.
  • Preferire cotture brevi e delicate. Il vapore, la cottura in padella con poca acqua, le cotture rapide preservano la vitamina C molto meglio delle bolliture lunghe.
  • Recuperare l'acqua di cottura. Se si lessano le verdure, l'acqua di cottura contiene parte della vitamina C dispersa: usarla come base per zuppe o brodi permette di non sprecarla.
  • Tagliare poco prima di consumare. Più a lungo un vegetale resta tagliato ed esposto all'aria, più vitamina C perde. Meglio affettare al momento.
  • Conservare al riparo da luce e calore. Frutta e verdura vanno tenute in frigorifero o in luogo fresco e buio, e consumate entro pochi giorni.

Un esempio concreto di questa logica è il classico abbinamento tra cotto e crudo nella stessa preparazione: un piatto di verdure in cui una parte è saltata e una parte è fresca permette di unire digeribilità e apporto vitaminico.

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E gli integratori?

La domanda arriva sempre: se la vitamina C è così importante, non conviene assumerla con un integratore, per sicurezza? La risposta, per la maggior parte delle persone, è che non è necessario.

In un'alimentazione equilibrata, ricca di verdura e frutta fresca, il fabbisogno di vitamina C è ampiamente coperto. La biodisponibilità della vitamina C — cioè quanto effettivamente ne assorbiamo — è elevata sia che provenga dagli alimenti sia che provenga dagli integratori; quello che la matrice alimentare offre in più è un contesto di altri nutrienti, fibre e composti vegetali che lavorano insieme, qualcosa che una compressa da sola non può replicare.

C'è poi un aspetto da conoscere. Le assunzioni molto elevate, tipicamente raggiungibili solo con gli integratori e non con il cibo, possono dare effetti indesiderati: disturbi gastrointestinali come diarrea osmotica, mal di stomaco, crampi addominali. In persone predisposte, dosi molto alte e prolungate possono favorire la formazione di calcoli renali, e poiché la vitamina C aumenta l'assorbimento del ferro, un eccesso può risultare problematico per chi ha condizioni di accumulo di ferro. Gli enti di riferimento, di fronte ai dati disponibili, indicano che assunzioni fino a circa 1.000 mg al giorno da integratore non dovrebbero dare problemi gastrointestinali nella maggior parte delle persone — ma è bene ricordare che si tratta di quantità molto superiori a quelle che servono e che si ottengono dal cibo.

La posizione più sensata è quindi semplice: l'integratore non è un sostituto di un'alimentazione varia, e quando serve davvero — in caso di carenze accertate o situazioni particolari — va individuato e dosato dal proprio medico, non scelto autonomamente "per precauzione".

Un'ultima nota su un mito duro a morire: la vitamina C non previene il raffreddore. Le revisioni scientifiche più ampie concordano su questo. In alcuni studi un'assunzione regolare nel tempo è risultata associata a una lieve riduzione della durata dei sintomi, ma cominciare a prenderla quando il raffreddore è già arrivato non ha mostrato effetti rilevanti. La vitamina C sostiene il normale funzionamento del sistema immunitario — ma sostenere non vuol dire "curare".

 

In sintesi

La vitamina C è un micronutriente prezioso e instancabile: costruisce collagene, sostiene pelle e tessuti, migliora l'assorbimento del ferro vegetale, protegge le cellule dallo stress ossidativo e collabora con la vitamina E in un raffinato gioco di squadra. È un nutriente essenziale, che il nostro corpo non sa produrre e che va introdotto ogni giorno.

La buona notizia è che procurarsela è semplice. Non servono gli agrumi a ogni costo, non servono gli integratori "preventivi", non serve l'ansia del cambio di stagione. Serve quello che serve sempre, in fondo: una tavola viva, ricca di verdura e frutta fresca, con un po' di crudo in ogni pasto e cotture gentili. I peperoni, la rucola, le crucifere, il kiwi, il prezzemolo che aggiungiamo a fine cottura, il limone spremuto sulle verdure — sono questi i veri alleati.

Prendersi cura del proprio apporto di vitamina C, alla fine, non è un compito in più: è semplicemente un altro buon motivo per mangiare ogni giorno colori, freschezza e varietà.

 

Domande frequenti sulla vitamina C

Gli agrumi sono la fonte più ricca di vitamina C?
No, è un luogo comune. A parità di peso, peperoni, prezzemolo, ribes, rucola, crucifere e kiwi contengono più vitamina C di un'arancia. Gli agrumi restano comunque una buona fonte, comoda e pratica, ma non sono i primi della classe.

La vitamina C previene il raffreddore?
No. Le revisioni scientifiche più ampie concordano sul fatto che la vitamina C non previene il raffreddore comune. Un'assunzione regolare nel tempo è stata associata in alcuni studi a una lieve riduzione della durata dei sintomi, ma iniziare a prenderla a raffreddore già iniziato non ha mostrato benefici rilevanti. La vitamina C sostiene il normale funzionamento del sistema immunitario, ma non ha proprietà curative.

La cottura distrugge tutta la vitamina C?
Non tutta, ma una parte sì: la vitamina C è sensibile al calore e si disperde nell'acqua di cottura. Per limitare le perdite si possono preferire cotture brevi e delicate (vapore, padella con poca acqua), recuperare l'acqua di cottura per zuppe e brodi, e soprattutto inserire in ogni pasto una quota di verdura o frutta cruda.

Perché la vitamina C aiuta ad assorbire il ferro?
La vitamina C, consumata nello stesso pasto, trasforma il ferro non-eme (quello di origine vegetale, più difficile da assorbire) in una forma chimica più assimilabile, e contrasta l'effetto di sostanze come i fitati che ne ostacolano l'assorbimento. È un abbinamento particolarmente utile per chi mangia poca o nessuna carne: ad esempio limone sugli spinaci, o una spremuta accanto a un piatto di legumi.

Ho bisogno di un integratore di vitamina C?
Nella maggior parte dei casi no. Con un'alimentazione varia e ricca di verdura e frutta fresca il fabbisogno è coperto senza difficoltà. Gli integratori hanno senso in caso di carenze accertate o situazioni particolari, e in quei casi vanno individuati e dosati dal proprio medico. Assumerli "per precauzione" non è necessario e, a dosi molto alte, può anche dare disturbi.

La frutta e la verdura surgelate hanno meno vitamina C?
No, o comunque non in modo rilevante. Il congelamento conserva gran parte della vitamina C, e spesso i prodotti surgelati vengono lavorati poco dopo la raccolta, quando il contenuto vitaminico è ancora alto. Sono quindi una buona alternativa al fresco, soprattutto fuori stagione.

Chi fuma ha bisogno di più vitamina C?
Sì. Secondo i LARN, le persone che fumano hanno un fabbisogno di vitamina C più alto di circa 35 mg al giorno, perché il fumo aumenta lo stress ossidativo e accelera il consumo di questa vitamina. Anche l'esposizione al fumo passivo incide. È un motivo in più, per chi fuma, per fare attenzione all'apporto di verdura e frutta fresca.

 

Approfondimenti

Se vuoi approfondire i temi trattati in questa guida, puoi leggere anche:

  • Vitamina E: l'antiossidante che protegge le membrane cellulari
  • Polifenoli in cucina: come preservare e potenziare questi preziosi antiossidanti
  • Le fibre alimentari: solubili, insolubili, prebiotiche
  • Microbiota intestinale: cosa mangiare per nutrirlo
  • Zucca: proprietà, benefici e microbiota
  • Spesa consapevole: sai cosa stai comprando quando leggi un'etichetta?
 

Ricette del Benessere

Per portare in tavola la vitamina C ogni giorno, in modo gustoso e vario, puoi prendere ispirazione dalle raccolte di ricette del blog:

  • le ricette amiche dell'intestino
  • le ricette con polifenoli
  • le ricette ricche di fibre
 

Nota: le informazioni riportate in questo articolo hanno scopo divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire il parere del medico, del nutrizionista o di altro professionista sanitario qualificato. Per situazioni cliniche specifiche, carenze accertate, terapie in corso o condizioni particolari — comprese gravidanza, allattamento e condizioni che riguardano il metabolismo del ferro — è sempre opportuno rivolgersi al proprio professionista di fiducia.

Fonti e bibliografia

Le informazioni riportate in questo articolo si basano su linee guida nazionali e internazionali e su ricerche scientifiche peer-reviewed relative alla vitamina C. Tra le principali fonti utilizzate:

  • SINU — Società Italiana di Nutrizione Umana. LARN — Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana, V Revisione, 2024.
  • EFSA NDA Panel. Scientific Opinion on Dietary Reference Values for vitamin C. EFSA Journal, 2013; 11(11): 3418.
  • National Institutes of Health, Office of Dietary Supplements. Vitamin C — Fact Sheet for Health Professionals (aggiornamento corrente).
  • Carr AC, Maggini S. Vitamin C and Immune Function. Nutrients, 2017; 9(11): 1211.
  • Pullar JM, Carr AC, Vissers MCM. The Roles of Vitamin C in Skin Health. Nutrients, 2017; 9(8): 866.
  • Doseděl M, Jirkovský E, Macáková K et al. Vitamin C — Sources, Physiological Role, Kinetics, Deficiency, Use, Toxicity, and Determination. Nutrients, 2021; 13(2): 615.
  • Hemilä H, Chalker E. Vitamin C for preventing and treating the common cold. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2013.
  • Lynch SR, Cook JD. Interaction of vitamin C and iron. Annals of the New York Academy of Sciences, 1980; 355: 32-44.
  • CREA — Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione. Tabelle di composizione degli alimenti, aggiornamento 2019.

Queste fonti documentano i valori di riferimento per l'assunzione di vitamina C, il suo ruolo nella sintesi del collagene e nella funzione immunitaria, l'interazione con l'assorbimento del ferro e i contenuti negli alimenti.

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Alessandra Piazza counselor del benessere alimentare
Alessandra Piazza
Counselor del benessere alimentare e fondatrice di AlimentaMente Academy. Mi occupo di educazione alimentare attraverso consulenze e corsi dedicati al rapporto tra alimentazione, microbiota intestinale e benessere. In questo blog condivido ricerche, approfondimenti e ricette per portare un pizzico di scienza nel piatto ogni giorno.
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